FORTIN: ritorna a difendere la porta Biancoscudata per l’ultima volta prima di partire per l’Erasmus in terra dei magnalumache. Dopo 20 minuti non ci capisce più un cazzo: vede palloni arrivare da tutte le parti e deve usare il pallottoliere per tenere il punteggio. Nel casino generale compie comunque più interventi di un chirurgo plastico dei Vip a Milano, sciolinando una serie di bestemmie in rima baciata, e anche in francese (o forse era romangolo, boh!).
PERROTTA: quella fascia da capitano se la tiene stretta stretta, perché è stato uno dei condottieri di questa stagione e la sua uscita anticipata dal campo fa intravedere quanto ci tenesse a collezionare le ultime tibie avversarie da riporre in bacheca. Per l’ultima apparizione stagionale rispolvera tutta l’armeria pesante, anche se nel primo tempo va su di giri come un trattore ingolfato perché i cesenati spuntano da tutti gli angoli.
PASTINA: in difesa sembra meno lucido, sarà che ha cambiato gel per i capelli, o sarà perché non può sfogarsi insultando Villa: di fianco infatti si ritrova Perrotta, che a fisico e a bicipite gli fa concorrenza e non è il caso di mettersi contro di lui. Prova qualche altra staffilata di fino durante il match, ma non è sempre venerdì e si ritrova la mira di Topper Harley con l’arco e le frecce (con la gallina-per pochi eletti).
FAEDO: entra in campo con il piglio dell’ultimo giorno di Università e sgroppa e sgrappa per il campo facendo scherzi e sberleffi a tutti. A volte qualche intervento è ruvido tipo carta vetrata, ma di certo l’impegno non gli manca.
FAVALE: sempre più padrone del campo le sue incursioni in terra nemica sembrano quelle di vecchi film di guerra con Robert Redford. Entra col calzettone basso pronto per andare a rimorchiare in spiaggia.
SILVA: mentre in America svelano inediti filmati Ufo, lui si presenta in campo dal primo minuto. Coincidenze? io non credo. Parte in difficoltà, cerca di incaponirsi con un po’ troppi dribbling, e scarta anche se stesso. Vedendolo in difficoltà Breda chiede a Fusi di dargli una mano, lui va lì, e si presenta. Pare si siano anche scambiati i numeri di telefono e un invito al matrimonio. La sua gettonata di 90 minuti vale giri illimitati sul Tagadà per le prossime 2 sagre del Folpo.
GHIGLIONE viene accompagnato a manina da un bimbetto all’ingresso in campo, che gli sussurra all’orecchio: “non avere paura, poi non ti faranno più pagelle biancoscoppiate, è quasi finita”. Occhio vispo da sala operatoria di chi non ce la fa più, pare più pimpante del solito, ma abbiamo detto PARE. La sua uscita viene accolta da un noooooooo di disapprovazione della tavolata biancoscoppiata, perché in fondo in fondo a Paolone abbiamo voluto bene.
(HARDER: biondo, col cognome tedesco, con le ciabatte da piscina e il calzino bianco preferisce non farsi vedere in Romagna per non venire riconosciuto dopo quella vacanza a Gabicce Mare del lontano 2001.)
GIUNTI: toh, chi si vede. Finalmente lanciato nella mischia con i suoi compagni di classe DiMaggio e Seghetti, con le sue scarpette bianche immacolate ha un buon impatto sulla partita e soprattutto sul pallone che, nel primo tempo, per poco non tira dentro anche il portiere. Dopo 20 minuti va in difficoltà cardio-respiratoria ma regge bene per tutta la partita.
FUSI: esce dal campo stremato e in velocità, perché deve andare a provarsi l’abito da sposo. Batte comunque il record mondiale di cartellini gialli in una singola stagione, speriamo che la vita matrimoniale lo renda un po’ più mansueto
. Ci aspettavamo un tiro da 3 suo sulla sirena per chiudere la partita, visto il punteggio dei primi minuti.
DIMAGGIO: “comunque questo è il mese di DiMaggio” (cit. Dante Piotto, se dovete prendervela per la battuta triste, rivolgetevi a lui).
SEGHETTI: scende dal pullman con la strafottenza di un bullo dell’ultima fila, e prima del riscaldamento si scola 4 red bull alla russa. La vista della Marta (e delle birre) durante i festeggiamenti salvezza lo manda in corto e in campo sembra un mix fra Van Basten e il mago di Segrate. Un gol alla “parata di Sorrentino” in sforbiciata volante lo proietta al Serale di Amici senza passare per le audizioni.
CAPRARI: ecco, bastava solamente rodarlo un po’. A saperlo così gli montavamo prima le 4 stagioni. Bella partita, sfiora il gol e si guadagna la stima biancoscoppiata, che dal suo arrivo era ancora vacillante.
(BASELLI): niente rinnovo automatico.
CRISETIG: a fine partita corre a coccolare Breda per chiedergli un posto in squadra alla bocciofila di Lignano. A parte gli scherzi, un plauso meritatissimo per Lorenzo, giocatore sempre educato e calmo, con un’intelligenza e un carisma di altri tempi. A noi, ad esempio, non ci ha mai menati.
BREDA: altro che calcio “champagne”, questo era calcio “Vin Grinton”, ignorante e spettacolare: quante cose può fare la mente di un giocatore quando è libera dai pensieri !! (dev’essere una bella sensazione!). Con i biglietti da visita del suo canale Youtube tenuti gelosamente in mano (che distribuisce con cura e parsimonia anche ai cesenati) e con l’espressione del professore buono che porta in gita la classe promettendo seratone anzichè visite ai musei, passa la partita a contemplare la struttura architettonica del Manuzzi e a pensare quanto bello sarebbe un contratto indeterminato a Padova. Tanto di cappello, o di elmetto da cantiere, a Roberto: non era sicuramente facile arrivare in un ambiente teso come la situazione in Medio Oriente, ma è stato bravissimo a guadagnarsi la stima di una piazza con i suoi metodi.
CANEO: arrampicato con le corde su un trespolo dell’OrogelArena con Andreoletti, si gode la squadra che dopo anni è riuscito a plasmare a sua immagine e somiglianza, lasciando intravedere un sorriso a 33 denti (gli stanno facendo la corona). Perché, ricordiamocelo sempre, se siamo qui è anche merito di Bruno Caneo, il nostro vate. Onore a Te!!
MATTEO: riesce a litigare anche con Caneo perché voleva vedere la partita in incognito anche lui, ma purtroppo se lo ritrova capocordata. E Bruno aveva mangiato fagioli con la cipolla alla sarda.
IL PREPARATORE ATLETICO: pare non stia calmo manco in spiaggia quando gli costruiscono la pista per le biglie. Rimproverato da Breda, si fa il viaggio di ritorno in stiva del pullman legato come un salame.