LE PAGELLE BIANCOSCOPPIATE DI FINE STAGIONE!

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PORTIERI

SAN SORRENTINO: E’ il salvagente a forma di paperella -coi baffi- che ci ha tenuto a galla in un mare di partite, con voli intercontinentali e prodezze degne del miglior Zuperman (se non altro, lui, le mutande se le mette sotto i pantaloncini e non viceversa). I suoi calzini -non lavati- con cui ha difeso la porta nell’ultima partita, sono tutt’ora coraggiosamente conservati sottovuoto, a mo’ di reliquia, e adorati (o odorati) finché non cammineranno da soli verso mete ignote. Arrivato da Monza in prestito (con diritto di riscatto e altre 27 clausole che includevano anche il ritorno di Panzaggiato) parte dai box ma, dopo un po’ di giri di rodaggio e con la giusta strategia, conquista a sorpresa la pole position da titolare nella griglia (ghe piase el barbecue). Talmente sicuro e risolutore nelle uscite che qualcuno pensa addirittura di piazzarlo in parcheggio per risolvere il problema degli ingorghi nel post partita. Un tributo anche al suo aiutante San Palo Apostolo, che ogni tanto lo protegge mettendoci la pezza, che la famosa siora in est gli confeziona all’uncinetto.


FORTIN: uno dei nostri beniamini, se non altro perché risponde ai messaggi ebeti che gli scriviamo! Con la stessa spensieratezza di un ragazzino che va dal dentista, difende i pali biancoscudati per la prima parte di campionato mostrando qualche inevitabile insicurezza dovuta ad età ed inesperienza ma, per le imprecazioni che ci ha regalato, per noi è già da Champions League. Di lui ricorderemo il taglio di capelli al limite della denuncia, l’altezza altissima (se qualcuno ha bisogno di attaccare le tende a casa arriva lui senza scala), le ciabatte finte Adidas da piscina con calzino bianco durante i festeggiamenti, gli sproloqui in vari idiomi imparate grazie a Duolingo (che non è un difensore camerunense) e gli abbracci con Sorrentino nonostante la rivalità. Vince una borsa di studio per l’Erasmus in Francia, sponsorizzata dallo zio ricco Giuseppi da Lens: speriamo che a forza di evve mosce non gli si ammoscino pure le parate! Bon vojage vecio, vai ad insegnare la cultura del bidè anche Oltralpe!


MOUQUET: viene dal Portogallo, è mezzo francese, probabilmente ha anche zii inglesi, ma per fortuna nessun parente vicentino. Parquet no gà mai zugà, resta un mistero, probabilmente è un problema di lingua (non quella del Santo). Resterà qui in Erasmus fino al 2028 quindi avrà tempo per farsi le ossa… E imparare qualche imprecazione veneta.


DIFESA
VILLA: prenotato per le ferie estive sul sito di AirB&B, fisicamente è un complesso solido e robusto, difficile da abbattere, ma pare che l’host(e) abbia un po’ esagerato con le recensioni positive. Partito di botto con qualche bella partita, finisce un po’ nel dimenticatoio, ritagliandosi però un posto da titolare nel finale di stagione vincendo la concorrenza con Perrotta: dopotutto ci voleva una valvola di sfogo in campo (fra Faedo e Pastina prende più parole di un vocabolario della Treccani). Qualche errorino difensivo di troppo, dovuto all’inesperienza e al fatto di provenire dalla Juve, ma è comunque un giovane di buone prospettive. Chiude la sua esperienza biancoscudata con 5 cartellini e un alluce avversario.


PERROTTA: difensore, pianista, motivatore, wrestler, collezionista di gialli (ben 12, è un accanito lettore)… Ah, anche poeta! (cit.) Sempre portato alla rissa sportiva e con una grinta grande così, è uno dei trascinatori della vecchia guardia che ha sempre messo il cuore oltre l’ostacolo: insomma, uno di quelli che ci porteremo sempre dietro per qualche rissa in sagra. Fisicamente è un tir, c’ha due bicipiti che se ti dà il 5 con le tue dita ci gioca a shanghai, ma ha la faccia da buono e infatti i suoi post e i suoi discorsi motivazionali ci dimostrano che insieme si possono raggiungere traguardi fantastici. Nonostante l’avere come idolo Achille Lauro.


SGARBI: forse il migliore tra i nuovi acquisti, arriva in incognito, fra una coltre di nebbia e di scetticismo (come gran parte degli acquisti di Mirabelli), più che altro per via delle battute scontate sul cognome e dell’inquietante fatto di essere un calciatore senza tatuaggi. Chiamato a sostituire Delli Carri – soprattutto nel taglio di capelli – partita dopo partita guadagna fiducia in sé stesso e, da semplice acquerello, si trasforma in un’opera d’arte: educato ed elegante (a differenza del suo omonimo), nonché goleador con ben 4 reti. Con Perrotta, per innumerevoli partite, forma gli Sgarbagher, fratelli difensivi che a suon di schitarrate sulla schiena hanno fatto buona guardia nelle retrovie. Si scioglieranno verso fine tour per motivi ancora da chiarire.


BELLI: utilizzato per salvare le pagelle quando non si sapeva cosa scrivere grazie all’accoppiata scontata con Capelli, quando viene chiamato in causa fa sempre il suo e a volte quello degli altri. Memorabili le sue prese d’aria sui calzini altezza polpaccio: non osiamo immaginare quelle dentro le scarpe. Dalla panchina, nel finale di campionato, è utile anche nel distribuire consigli tecnico-tattici: qualche agitato tarantolato ci mancava!


GHIGLIONE: “mi avete preso per un ghiglione, mi avete preso per un ghiglione!” (semi cit.) Uno degli oggetti misteriosi del mercato, Paolone è come i pavoni di Punta Marina: bello da vedere, indecifrabile quando si muove. E per fortuna non lo abbiamo mai sentito cantare! Arriva per portare esperienza ma, come l’Alitalia, non riesce più a decollare, anzi, ci dà spesso l’impressione di chi viene svegliato dopo il pisolino domenicale sul divano e non sa in quale dimensione si trovi. Insomma, un po’ il Gineprione biancoscudato. Obbiettivamente ci si aspettava qualcosa in più da lui, ma già aver sopportato le pagelle biancoscoppiate per tutto l’anno gli garantisce la beatificazione con l’aureola e un paio di ali. Quelle della Red Bull, così magari decolla.


BARRECA: ha girato più squadre lui di Ardemagni, cuccando però di meno. Anche lui, come Ghiglione, arriva per portare esperienza, ma dalla sua squadra precedente si porta dietro solo wurstel, crauti e il calzino bianco con sandalo, venendo deriso dai compagni. Per le prime partite è uno dei più bombardati dalle pagelle biancoscoppiate oltre che da Andreoletti che, a furia di scaricargli quintali di urla addosso, gli provoca un acufene di terzo tipo. A volte viene anche mandato dietro la lavagna, che sta attaccata al muro. Sparisce a metà campionato per un infortunio che ha del misterioso, tanto che i Ris di Garlasco quasi quasi…


FAEDO: la formula chimica per la salvezza la prepara lui. Faedo fa cose: studia, va all’università, si allena anche nei mercoledì universitari e gioca, senza mai confondere le cose a parte il giorno in cui si è presentato alla Guizza con il grembiule e gli occhiali millantando di far saltare per aria l’Euganeo con un mix di Gatorade, schiuma da barba, due forcine e le forbici dalla punta arrotondata di Art Attack. Il dottore (per gli amici “dott-ing-gran-lup-mascalzon”) Carletto, fra una sgroppata e l’altra ha pure il tempo di segnare e terrorizzare i compagni creando nuove sbrodaglie da mettere nelle bottiglie degli shampoo: pare sia stato merito suo l’improvvisa guarigione di Pastina. In campo ci mette sempre l’anima, magari non è aggraziato come Carla Fracci, ma è talmente multiruolo che alla fine nessuno ha capito la sua vera posizione, nemmeno lui. Chiude con 2 gol e 6 ammonizioni, cancellate poi con l’inchiostro simpatico.


FAVALE: una delle sorprese del campionato, anche sua, già dall’estate quando a sorpresa di tutti viene confermato. Membro anche lui della Vecchia Guardia Spa, nel finale di stagione i suoi bicipiti femorali da Hulk spingono come la Transiberiana nella tratta estiva Rovigo-Rosolina. Secondo a nessuno per grinta da taglialegna e voglia di fare, sfiora anche un paio di gol con la sua caratteristica meno conosciuta: il colpo di testa.


PASTINA: la sua stagione è da dividere in due. Voluto fortemente da Andreoletti, bestemmiato fortemente da altri, disperso dai più, necessita di una stagionatura di circa 7 mesi per entrare in forma, mesi nei quali viene forgiato dal mister con la frusta nelle celle sotterranee dell’Euganeo. Poi, improvvisamente, come il sangue di San Gennaro che si scioglie, appare tutto nero e tenebroso come Batman il giustiziere di Padovham City e si guadagna la scena, lasciando tutti a bocca aperta. Interventi difensivi chirurgici, qualche gol sfiorato, parolacce e cattiveria stile Gomorra, tatuaggi che racchiudono il terzo segreto di Fatima (o era il quarto), e un piede con la precisione di un mirino, tanto da meritarsi il goal salvezza. Nel finale di stagione riesce perfino ad ammaestrare Villa e a farlo diventare un difensore attento a suon di minacce, ma dalla paura saremmo diventati bravi anche noi.


BOI: moglie e Boi dei paesi tuoi.

CENTROCAMPO

CAPELLISPOILER- giurin giurello che scriveremo queste righe senza nessuna battuta su cuoio capelluto e simili. Il velocista della squadra, corre su e giù per il campo veloce come Bolt ma senza Coccolino e un po’ più pallido. Uno dei migliori della vecchia guardia sulla fascia, per impegno è più temerario dei testimoni di Geova alle 8 di domenica mattina e insistente di quelli di Lotta Comunista alle 9 di sera. Semina terrore, panico, paura, delirio e una discreta dose di assist per i compagni. Se hai bisogno di aiuto, non preoccuparti perché arriva lui a supportarti: t’assist. Uomo di fiducia di Andreoletti si guadagna anche la fiducia di Breda pur andando dal barbiere e cambiando, per non farsi riconoscere, sé stesso in testa. Cazzo non abbiamo resistito alla battuta sul cognome.

FUSI: “Fusi di testa”, non solo uno dei nostri film preferiti ma proprio uno stile di vita incarnato da uno dei grandi idoli biancoscudati… Sarà che in tanti si riconoscono nel suo cognome. Batte il record mondiale di cartellini gialli in una stagione (che già gli apparteneva) e, all’esordio ad Empoli, anche quello di cartellino rosso revocato tra le proteste… Si, le sue però: gli avrebbe rovinato il curriculum. Ha due polmoni come il Wyoming (o come Rovigo con la nebbia perché non se ne capisce l’estensione), una grinta come il Nebraska, una forza come l’Arkansas… E una mira grande come il Molise, altrimenti mica giocherebbe con noi. Memorabili i suoi placcaggi rugbistici con improvvise apparizioni alle spalle degli avversari… I freni però sarebbero un po’ da calibrare. In più fra poco si sposa, speriamo centri almeno la porta della chiesa. Tutti fusi per Fusi!

VARAS: viene recuperato alla festa salvezza da un San Bernardo da valanga mentre, in trance alcolica, è intento a spillare birra e offrirla a chiunque, anche ai bengalesi del cricket. In campionato parte a razzo sfoderando l’artiglieria pesante in un mix di estro, classe, fantasie, tibie e peroni (che preferisce ghiacciate). Il resto se lo imbalsama sopra il caminetto assieme al tappeto d’orso, catturato a mani nude durante un picnic nel giorno di riposo durante il ritiro a Pieve di Cadore. Poi, passata la metà campionato, comincia a sentire la responsabilità della categoria e nel finale appare un po’ stanco. Ad ogni modo: Varas che campionatos!

HARDER: il Nick Carter dei Backstreet Biancoscudo Boys manda in delirio la fauna e pure la flora femminile ad ogni ingresso in campo facendo svolazzare il capello biondo al vento. Cognome tedesco, pare che nelle serate libere, munito di sandalo e calzino bianco, bazzichi per le balere di Abano cercando di rimorchiare vecchie tardone teutoniche puntando all’eredità. Arrivato dalla Viola con grandi speranze (e in cui tornerà per fine prestito), con eleganza si ritaglia e cuce un posto spesso da titolare diventando perno di centrocampo fino all’infortunio di Modena: da lì in poi misteriosamente sparisce… I terrapiattisti più informati dicono sia stato impegnato nella nuova tourneè americana dei Backstreet. Ad ogni modo ha comunque anche un altro grande merito: è uno dei pochi che riesce a resistere allo sguardo acchiappafighe di Ghiglione.

CRISETIG: concomitante l’infortunio di Harder, a sorpresa è uno dei protagonisti del finale di campionato: con la sua personalità carismatica porta infatti pace e serenità in campo, a parte a Fusi, che a lui non lo rasserena manco il meteo. Capitano morale, esempio di educazione perché saluta sempre, come un moderno San Francesco prende per mano quelle bestie dei suoi compagni (lavandosi sempre prima le mani) e li guida -rispettando i limiti- verso la salvezza. Maestro del mindfulness, che ancora non abbiamo capito cosa cacchio voglia dire ma fa figo, ha la calma e la saggezza di un monaco buddista… Xè insomma un grande OMMMMMMMM. Quando Breda gli chiede di costruire la manovra lui si diploma geometra in poche settimane con un corso avanzato al Cepu diventando il suo braccio destro e la sua ruspa di fiducia. Pare passeranno l’estate insieme al bocciodromo di Lignano Sabbiadoro.

BASELLI: se volessimo paragonarlo ad una pièce teatrale sarebbe “il fantasma dell’opera”, si, perché visto all’opera è stato un fantasma, lo spettro del bel giocatore che ha deliziato i campi della serie A fino all’altro ieri (ma domani è un altro giorno, diceva qualcuno). Utile come i tappi di plastica che rimangono attaccati alle bottigliette, arriva a PievediCadore con il contratto del millennio, comprensivo di clausole rebus che prevedono anche un esilarante rinnovo automatico in caso di promozione in A. A metà campionato, assodato che il Padova in A non ci sarebbe mai andato, se ne chiava andandosene al Chievo, dove ci dicono già essere idolo incontrastato delle folle.

GHIGLIONE: lo mettiamo anche di qua perché, come chi ha guidato il Padova, non sapevamo dove metterlo.

SILVA: “Sim Sala-min!” recitava suo zio mago e infatti, come per magia, guadagna l’angolo decisivo che ha deciso il campionato. Ciò non gli salva (o gli silva) la pagella perché la pesante eredità brasiliana di Ronaldo da portare avanti (e già qua…), lo trasforma in uno dei più grandi misteri calcistici della storia biancoscudata, alla pari dell’autista di Babacar, dei capelli di Marcolin e delle ossa grosse di Panzaggiato. Il mago Silva, famoso per far sparire la palla con movimenti di assoluta prestidigibirilizzazione e soprattutto per far sparire la pazienza ai tifosi, viene messo in campo (attraverso strani giochi di magia al limite della perversione e dell’autolesionismo) nei minuti finali per far salire l’adrenalina (e altre cose non trascrivibili). Le sue performance sono sempre al limite del paranormale: a tratti sembra così avulso e svogliato da farsi saltare anche dai guardalinee… Fuori luogo, fuori campo, fuori magari, perché no: appunto, perché no? Comunque pare sia già nel mirino di una grande squadra come il Mantova dove sappiamo che, per la grande legge di Eddie Murphy biancoscudata, diventerà un fenomeno.

BACCI: Alla pari di Silva, oggetto non identificato del mercato estivo padovano, ma lui perché non lo abbiamo proprio mai visto all’opera. Bacci e abbracci.

GIUNTI: arriva dopo un’estenuante trattativa con il Perugia sulla base di un ingaggio fatto di Baci Perugina (che tanto piacciono a Mirabelli), strappato coi denti e con le unghie alla concorrenza di mille squadre… Infatti non gioca mai. In compenso è utile come imbucato alle foto al Filò!

ATTACCO

BORTOLO: Idolo indiscusso biancoscoppiato (perché risponde sempre con cordialità disarmante ai nostri messaggi idioti 😁 ) è il nostro gigante buono: sembra appena uscito da una battuta di caccia al tesoro delle Giovani Marmotte, sempre educato e gentile… Anche con i compagni che, talvolta, non gli passano palla.
Amante delle nuove compagnie, incassa più di un bagarino fuori dal Maradona, solo che qui parliamo di botte ricevute e ad ogni partita si porta sempre a spasso 2-3 difensori avversari instaurando rapporti epistolari… Cioé finisce a pistolettate. Monumentale per tutto il lavoro sporco fatto, soprattutto quello in lavanderia, resterà nella storia del Calcio Padova per aver segnato il primo goal sotto la nuova Curva Sud, guadagnandosi una statua in Prato della Valle. All’esordio in serie B sigla ben 10 canocchie, 5 delle quali su rigore, a rigore di logica quindi con percentuale di realizzazione del 100%: la freddezza di un groenlandese ma con l’accento marchigiano. A lui faremo battere qualsiasi cosa, anche i tappeti a casa.

SEGHETTI: allo stesso tempo colpevole e meritevole dell’ondata di cecità tra noi tifosi ad ogni suo goal, si laurea oculista ad honorem (anche se avrebbe preferito ginecologo) e apre un ambulatorio abusivo col dottor Munari. È l’uomo del Parmigiano Reggiano visto che alla Reggiana segna in entrambe le partite, pur dopo una lunga stagionatura nei magazzini della Guizza. Con i suoi compagni di catechismo Giunti e Di Maggio forma un trio di scalmanati che contro il Cesena ci regala uno spettacolo da leccarsi le orecchie… Quindi adesso diventerà anche otorinolaringoiatra? #DOTTORSEGHETTI

DI MAGGIO: visto il cognome esplode a fine campionato, proprio nel periodo in cui la lotta salvezza ci fa proferire un rosario di Santi e Madonne. Rapito dall’Inter senza diritto di riscatto perché tanto soldi non ce n’erano, arriva col pesante fardello della maglia azzurra dell’under 21: calcolando che probabilmente quando la nazionale maggiore s’è giocata l’ultimo mondiale lui manco era nato, per lui forse c’è ancora speranza.

DI MARIANO/CAPRARI : col mercato di gennaio c’è assoluto bisogno di un difensore d’esperienza… E difatti arrivano loro (in coppia come i doppioni delle figurine Panini)!
Il primo, (stranamente per gli standard biancoscudati) già in forma, mostra grinta, una serie di tatuaggi alla Gomorra, baffo da Hulk Hogan con la tinta, cattiveria da rapinatore seriale e un piede (di porco) pronto ad esplodere sassate. Il secondo – questo sí come da tradizione – arriva rotto o comunque non del tutto aggiustato, insomma non in forma: inizialmente sembra incarnare il prototipo del tipico giocatore venuto a svernare in quel di Padova ma, dopo una lunga cura ricostituente a base di Svejarina, Pazienzarem e Vojadefarebenin in vena guarisce e contribuisce in maniera decisa alla salvezza riuscendo anche a segnare nell’ultima di campionato per la gioia di Sgarbi che inizia a urlare “Caprari! Caprari! Caprari!” come uno scalmanato.

BUONAIUTO : un po’ l’oggetto misterioso della stagione biancoscudata… Parte con grandi aspettative poi, un po’ alla volta, finisce nel dimenticatoio e forse abbandonato anche in qualche autogrill ligure. Si vocifera che la risposta a tutto sia nascosta dentro quella perenne fasciatura alla mano: i suoi infortuni, il quarto mistero di Fatima, chi ha ucciso Laura Palmer, la soluzione alle code in parcheggio all’Euganeo, i volantini della campagna abbonamenti con la faccia di zenga interrati sotto la nuova curva, insomma robe così.

LASAGNA: gran giocatore di biliardo (perché gioca di sponda) arriva fra mille perplessità legate soprattutto al cognome e la lunga tradizione biancoscudata di attaccanti che si mangiano l’impossibile davanti alla porta (Panzaggiato lo faceva anche fuori dal campo, vabbè). Dopo un periodo di antipasto / rodaggio nel quale provoca inappetenza e acidità di stomaco improvvisamente si sblocca con il gollonzo del millennio a La Spezia e diventa il compagno di merende preferito di Bortolo.
Poi, sul più bello, con l’appetito che vien lasagnando, si fa male e finisce nell’oblío degli infortuni inspiegabili, rinchiuso nella clinica di dimagrimento del professor Birkermaier (quello di Fantozzi) e usato come strumento di tortura visiva / olfattiva contro i pazienti.

PAPU GOMEZ: El pádel es un deporte de raqueta dinámico y social que nació en México en los años 60 y se juega siempre por parejas. A diferencia del tenis, se practica en una pista más pequeña rodeada de paredes de cristal o malla metálica, las cuales permiten que la pelota rebote y continúe en juego, lo que da lugar a puntos más largos y estratégicos. Se utiliza una pala sólida y perforada en lugar de una raqueta de cuerdas, y gracias a que su técnica básica es relativamente fácil de aprender, se ha convertido en uno de los deportes de mayor crecimiento y popularidad en todo el mundo.
Risentendo probabilmente della pesante responsabilità ad essere erede di una bandiera argentina come Silvio Gabriel Rudman, tolta qualche anonima presenza in campo e un video in centro alla John Travolta lo vedremo…
Un’alTravolta, appunto.
Ci auguriamo possa ristabilirsi e offrire il suo contributo la prossima stagione, se non altro almeno per i poveri cristi del Macron Store che si ritrovano con 4000 magliette col suo nome ancora da vendere.

FUORI DAL CAMPO

ANDREOLETTI : su di lui potremmo scrivere un poema epico cavalleresco, un trattato enciclopedico, un romanzo della Harmony, ma non lo faremo… O forse si. Si presenta al ritiro di Pievedicadore da grande boss e comincia subito a martellare i suoi, cinesini e omini gonfiabili compresi, tanto che qualcuno cerca di prendere il volo a mo’ di pallone sonda. Per lui è la grande occasione di mettersi in luce con i palcoscenici che contano e inizialmente le aspettative non vengono tradite: la squadra, nonostante i limiti, gira a mille (anzi, 300 all’ora, cit.) e la classifica sorride: nel suo sangue non scorre l’uranio impoverito bensì il plutonio imbestialito, le vene del collo sono a rischio esplosione, la sua rabbia e grinta schiumosa gli escono da tutti i pori. In campo vola di tutto: consigli, parolacce, qualche bestemmiuccia, a volte anche qualche bottiglietta. Distribuisce parolacce e incoraggiamenti con tale generosità che, ce l’avessimo noi ogni mattina, non ci troveremmo a dover imprecare al creatore andando a lavorare. Con il suo sguardo inquisitorio da rimorchiatore seriale, il suo portamento, il suo ciuffo antisismico e la sua camminata da sergente (ma come diceva mia mamma: “stava ben anca co un vaso de geranei in testa”), ha dato lezioni di stile e classe a 3/4 di serie B: era dai tempi dell’impeccabile Caneo – in tuta con l’elastico alle caviglie dei pantaloni – che non si vedeva un portamento così. Nel girone di ritorno però qualcosa comincia a non andare: la squadra pare stanca, i risultati cominciano a frenare: “fraintendimenti” di mercato (dove vengono scambiati attaccanti per difensori) e un calendario al limite del sadomasochismo lo mandano definitivamente in tilt, come il flipper, nel senso che ghe gira tanto. Mirabelli, con lo stesso spirito della mamma con la ciabatta in mano “vien qua che no te fasso gnente“, rassicura tutti, anticipando fra le righe la tragedia, infatti la partita dopo contro il Palermo, viene comunicato il suo esonero, portando ad una scena mai vista, almeno a Padova: una tifoseria in rivolta, lacrime e dispiaceri a profusione. Perché Matteo si è fatto volere bene davvero da tutti: educato, mai una parola fuori posto, anzi, con conferenze stampa che erano più lezioni di italiano, con tempi verbali sempre azzeccati – sconosciuti anche a qualche giornalista -, empatico, è riuscito a riunire la biosfera della tifoseria biancoscudata (e ci dispiace non sia riuscito a vedere la Sud piena), cosa tutt’altro che scontata. Inoltre – ma questo forse non depone a suo favore 😂 – ha dimostrato nei nostri confronti una particolare benevolenza… Quindi, semmai dovessi mai leggere queste pagelle: grazie Matteo, speriamo sia solo un arrivederci… Aabbiamo ancora un video che ci avevi promesso in sospeso!

BREDA: arriva circondato da mille perplessità e sguardi inquisitori in una fredda serata di marzo (o marziana) e il primo gruppo di tifosi che incontra casualmente è proprio quello dei Biancoscoppiati, che già gli creano le prime perplessità (ma dove cazzo sono finito?). Viene ingaggiato come prima scelta (beh, forse no…) e rapito dal bocciodromo di Porto Caleri mentre stava spiegando, con uno dei suoi video di YouTube, agli over 75 come affrontare la sbocciata decisiva senza apprensione e dover ricorrere al defibrillatore. Chiamato per portare pace e serenità a bordo del Titanic (e qualche scialuppa di salvataggio) si presenta con la sua anda da via crucis, un mazzo di carte da Briscola e un mazzo di foglietti che non abbandona mai durante le partite: i suoi biglietti da visita. Il primo impatto è un po’ complicato con conferenze stampa criptiche a bisillabi, svenimento dei fotografi che non hanno più nulla di interessante da fotografare, anzi cominciano ad avere problemi col filtro del bianco, una sconfitta a Frosinone che ha del complicato. Dopo un piccolo periodo di rodaggio però l’effetto camomilla sembra funzionare e Breda ci diventa quasi simpatico, se non altro ci fa tenerezza la spensieratezza con cui affronta questo momento: la squadra improvvisamente reagisce, qualcuno miracolosamente risorge, le botte di culo ritornano ad affacciarsi alla nostra finestra e, anche se con un po di patemi, il difficile compito di salvare la baracca viene portato a termine. Nei giorni scorsi pare ci sia stato un colloquio per il suo rinnovo, ma c’è stata una fumata grigia: quella del sigaro di Mirabelli.

BANZATO: “È un bel mega presidente! Un santo… Un apostolo!” È semi-citando l’esilarante sviolinata con cui il geometra Calboni e gli altri colleghi di Fantozzi osannano il mega presidente che partiamo, da far nostro, a omaggiare l’arrivo della nuova proprietà, nelle vesti di Alessandro (e Giovanni) Banzato: sí, perché di fronte abbiamo finalmente dei padovani, tifosi da sempre del biancoscudo, imprenditori di grande peso (l’acciaio mica è leggero) e che – INCREDIBILE – parlano di investimenti, futuro, programmazione, lungimiranza, stadio in concessione da sistemare, centro sportivo, identità, senso di appartenenza… Certo, anni di sberle e fallimenti senza vaselina ci hanno insegnato a essere diffidenti quindi largo ai fatti (come in zona stazione). La sensazione però, l’auspicio, la speranza (nostra e di tutti) è che, per i nostri colori, sia arrivato il momento di una svolta storica, la concreta possibilità di tornare davvero grandi, perlomeno i segnali vanno in questo senso, e già nelle piccole cose si scorge nitida l’impronta di mister Acciaierie Venete, “se te vardi ben anca i cessi dea curva nova curva xe in acciaio, fidate che no xe un caso” (cit.). Siamo con voi! 💪

BEPI DETTO FRANCO, ARMENO: Potremmo scrivere tutto e il contrario di tutto ma la cosa importante anzi fondamentale che va sottolineata è una, a metà tra la parafrasi e l’allegoria: abbiamo avuto come proprietario uno che non usa il bidè e nonostante ciò non ci siamo ritrovati a pulirci il culo con i coriandoli (tradotto: con uno che negli ultimi 3 anni non aveva intenzione di mettere più un centesimo poteva finire male, molto male). Quindi, diciamolo: merci… #quelavache!

HANNO INOLTRE PARTECIPATO:

LA NUOVA CURVA: dalle telecamere di sorveglianza dell’Euganeo si scorge il via vai di gente che, giornalmente, ad ogni orario, si reca di fronte alla curva nuova esclamando stupita “cazzo, esiste davvero, non me l’ero sognata!”. Tralasciando per un attimo l’annosa e – a tratti tragicomica – genesi dell’opera va riconosciuto l’indiscutibile ruolo di 12° uomo in campo: se il Padova ha cambiato marcia proprio con la sua apertura un perché ci sarà… Peccato non abbia potuto assaporarla anche Andreoletti. Due ulteriori note di merito: una architettonica con l’opportunità – unico stadio al mondo – di poter pisciare continuando a seguire la partita grazie a dei meravigliosi oblò (più che una menzione questa è proprio una minzione d’onore agli architetti), l’altra per la tenuta antisismica: impassibile anche ad uno scossone del 94° grado della scala Pastina!

IL MAXI (🤣) SCHERMO: ripreso dal salotto di casa Penocchio, dove era stato furtivamente nascosto, lo fanno funzionare collegandolo con due cavi scoperti alla batteria della Bentley. Infatti spesso vengono proiettati risultati a caso.

LE USCITE DAL PARCHEGGIO: sono diventate le new “esco a comprare le sigarette”, nel senso che esci di casa e non sai mai se e quando ci ritornerai (cena, colazione, partita successiva). Le nuove bestemmie udite sono qualcosa di poetico.

I PREPARATORI ATLETICI: personaggi mitologici, si sono susseguiti regalandoci materiale di rara bellzza: Molteni che pur di scappare dalle parolacce di Andreoletti si fa espellere in un gesto di ribellione e Matarangolo, diventato in poco tempo aizzatore di folle nonché motivatore psicologico dei giocatori a furia di urla e viulenza.

IL RISTORANTE “AL FILÒ” : diventato a sua insaputa ritrovo ufficiale anche dei Biancoscoppiati, ci ha allietato le serate -anche quelle più tristi- con le sue fritture di pesce e i tiramisù.

IL RITIRO DI PIEVE DI CADORE: sarà stato anche un fatto scaramantico… Ma sinceramente ci eravamo un po stancati di dover guardare gli allenamenti senza una tribuna, senza un bar, dei prati con le mucche… E siccome il sole bacia i belli… Quest’anno la Val di Sole la conquistiamo noi!!

I LETTORI DELLE PAGELLE: grazie infine a tutti quelli che ci hanno dedicato un po’ del loro tempo e ci hanno dato qualcosa da fare la sera… Non pensavamo di tornare ad avere un riscontro di tale portata… Grazie!!!