LA CUCINA LIGURE: dato che della partita c’è ben poco di pubblicabile (che non siano epiteti di andreolettiana creazione), ci lanciamo nella cucina ligure che ci ha rallegrato il colesterolo e i trigliceridi come una giocata di Silva sulla fascia. Mentre la focaccia, provata nella varie versioni (voto 9), ci ha lasciato un unto in faccia che spalmato fa anche da crema contro le rughe (vince quella al pesto, che sembra di farsi i fanghi Guamm), il fritto (con la panissa), cucinato con l’olio motore da imbarcazione, croccante e gustoso, ci ha deliziato lasciandoci una sete che ci saremmo bevuti anche le vasche dell’acquario (a proposito, i delfini ci hanno fatto un po pena). Il tutto alternato qua e là da qualche dolcetto, perché è giusto testare tutta la cucina locale.
Ps. Tutto ciò è stato ampiamente smaltito perché Genova è stata costruita tipo bosco verticale, tutta il salita. Scale e salite ovunque, un po’ come il nostro campionato. Torno a casa con due chiappe di marmo alla Panzaggiato. Due/tre scale mobili ogni tanto pare brutto?

LO STADIO FERRARIS: costruito nel pieno centro di Genova, fra palazzi tipo casermoni, con un parcheggio grande come quello dell’Eurospin (ah, ma non è l’Appiani!?!), avrà pure i suoi anni, ma è bello che è una meraviglia. Ci si arriva in pullman, in motorino o a piedi e i tifosi si ritrovano nei millemila baretti che circondano lo stadio. Da fuori sembra un po’ Valeria Marini, decadente e tacconata, ma è talmente tecnologico che per entrare manco mi hanno controllato il documento e la borsa. Si vede bene sia nel primo anello (dove si è praticamente a bordocampo), sia nel secondo, e pure nel terzo (che è un po una piccionaia che se “scapussi” (con l’olio della focaccia) finisci giù in panchina assieme a Pastina con un salto da medaglia olimpica.
SORRENTINO: is the new Mazzoni. Sul rigore di Brunori Sas smadonna come Benigni e Troisi in “non ci resta che piangere”. (questa pagella arriva da Marco da Londra)
LA DIFESA: Villa (che aveva fatto benino contro la Juvestabbbia) incappa in una giornata non storta, di più, e ne combina di tutti i colori (bianco ross e blu, appunto), con interventi poco intelligenti e una foga da liceale in gita d’istruzione (anzi, distruzione); gli altri, più o meno, arginano le avanzate blucerchiate anche se con un po’ di patemi. Merita la citazione il nostro buon Barreca che, dopo un’ottima partenza, rischia pure il gol di pennellata su calcio di punizione, robe che, per esultare, dalla piccionaia al campo ci finivano lo stesso anche senza olio. #lappuntamentocolgolèsolorimandatonoicicrediamo
Ma… ma.. ma. La notiziona del giorno, quella che ti fa sussultare dopo il pisolino post abbuffata e ti catapulta in una dimensione parallela, è nientepopodimeno che l’esordio di Pastina, che dunque esiste. Figura mitologica dalle sembianze umane, lo si era visto apparire un paio di volte in estate, quando ancora il sole batteva, per poi dileguarsi nel nulla come Babbo Natale. E invece ieri, non solo fa l’esordio, non solo supera indenne le parolacce che gli arrivano dalla panchina, ma non sbaglia un colpo. Azzanna gli avversari, difende coi denti, detta regole in difesa e ammazza due blucerchiati in un colpo solo nella stessa azione. Ah, oggi compie pure gli anni, chissà se si porta agli allenamenti e soffia la candelina su se stesso.
CENTROCAMPO: Harder la fa da padrona, cattivo come un ermellino in gabbia, recupera un sacco di palloni e corre come il vento. Varas si dà alla cucina ligure e mette in campo il PESTO, ma non incide come al solito. Di Maggio prende lo stesso scalino di Villa (e Seghetti) e sembra capirci poco. Di Mariano e Silva rimangono ancora due meteore sotto esame della NASA.
ATTACCO: a Bortolussi tolgono il suo orsetto del cuore Lasagna (rientrato ai box per problemi al drs) ed è più solo e spaesato di Castaway, si perde nei vicoli di Genova ed è ancora là che cerca come uscirne. Si vede finalmente (almeno nel tabellino) in campo Caprari, che così può insultarsi con Sgarbi.
IL MISTER: a Genova vuol fare bella figura e si vede, se non fosse per le parolacce col labiale che appaiono sul 670 pollici appeso alle colonne del Ferraris, leggibili in mondovisione. Si agita più di un budino quando lo si toglie dallo stampino e corre avanti e indietro come un tergicristallo (farà più strada di Di Mariano).
LO STAFF IN PANCHINA: stoici nel rimanere impassibili ad ogni sfuriata del mister (o forse erano manichini?), si prendono non tante parole, Molteni (ma a quanto ci riferiscono qualcuno non ce la fa più e finge un’espulsione per uscire dal campo).
I TIFOSI: grande lezione di tifo da entrambe le parti. Portare 1.200 tifosi (e convincere le morose il giorno di San Valentino!) a Genova non è poca roba. I padovani, belli e compatti, non smettono un secondo di incitare i biancoscudati e sebbene il Ferraris sia una bolgia, si sentono che è un piacere. Dall’altra parte.. va bene, ci siamo strofinati gli occhi col Vetriol, una curva così è davvero tanta roba e ci piace sottolineare la sportività con i loro complimenti sui social per il nostro tifo (vabbè dopo che 3 punti glieli abbiamo regalati potevano anche regalarci un po’ di focaccia!). Bellissima la coreografia da San Valentino che ha sciolto i cuori di tutti.. con i soldi spesi chissà noi quanti difensori -sani- avremmo potuto comprare .. #ghepensaPastina