LO STADIO DI CHIAVARI: andare in Mo(de)na ci aveva portato decisamente meglio, dopotutto l’urlo di battaglia doveva essere “Ciavare, ciavarsene e no farse Ciavare”. Detto ciò, lo Stadio Sannazzari è bel campetto sintetico che pare uscito da un fumetto: piccolino, coccolino, con balconi condominiali trasformati in tribune e possibilità di farsi lanciare dalla Sciura Rosa paia di mutande pulite (perché a un certo punto se ea semo fatta dosso). Cessi piccoli ma funzionali con irriverenti scritte sui muri tipo autogrill e stewards simpatici e gentili. Sotto la tribuna c’hanno pure un tunnel spazio-temporale che pare appena uscito da Interstellar. Deliziosa anche la gavettonata iniziale di acqua gelida dell’impianto di irrigazione del campo sintetico (forse perchè così cresce la plastica?) che in una giornata come quella di ieri proprio schifo non ci ha fatto.
SAN SORRENTINO MARTIRE: entra in campo col baffo del Tonno Insuperabile (perché siamo al mare) e lo è per almeno tre volte, ma sulla trota salmonata di Cuppone nulla può fare, se non inveire con la potenza di un caterpillar contro i suoi compagni. Quando, in una partita che dovresti vincere, il portiere risulta il migliore in campo significa che forse qualquadra non ha cosato.
VILLA: è come un cellulare Startac: prendeva bene appena carico, poi entrava in galleria e gli spariva il segnale. Cuppone ne approfitta e gli fa un’interurbana senza scatto alla risposta.
(RADIOMARIA -fuori tema-): in difficoltà tecnica come la difesa del Padova, si trova impreparata in più di una galleria, sfatando il clamoroso mito che prende dappertutto (sì, al ritorno per punizione abbiamo ascoltato anche Radio Maria). Abbiamo sentito solo un “shshshshshshshshhs”, che forse era Lei che ci diceva di stare zitte. O forse erano le bestemmie di Sorrentino in dolby surround.
PASTINA: sul traversone del gol si sparge la notizia che hanno riaperto lo stretto di Hormuz e lui prende tutti in parola, facendosi infiocinare dalla petroliera Cuppone, battente bandiera entellese.
BELLI: dal campo riesce a distribuire meno consigli tattici perché troppo impegnato a disimpegnare le avanzate entellesi.
FAVALE: cerca di rimanere a galla col salvagente a paperella nel naufragio biancoscudato.
CRISETIG: Breda gli dice di costruire la manovra e lui ruba secchiello e paletta a un bimbetto in spiaggia e si mette a montare un castello con pista biglie incorporata. Pare che Breda ne sia rimasto altamente affascinato.
FUSI: vince la lotteria della conferenza stampa e ci va con l’entusiasmo di un condannato all’Ikea al sabato pomeriggio. Partita in alto mare.
VARAS: come il coltelli di plastica : non taglia e risulta inefficace per gran parte della partita.
CAPELLI: strofinato sul sintetico fa scintille.
DIMARIANO: nella terra del pesto prende tutto in parola, entra in mentalità gastronomica e gli parte la vena omicida. Più nervoso di Panzaggiato quando deve andare dal dietologo, attacca brighe anche con se stesso allo specchio.
BORTOLUSSI: lasciato sempre più solo come una boa in mezzo al mare, i compagni non lo pescano mai e vede più palloni nel riscaldamento che in tutta la partita, considerato che spesso deve venirseli a prendere a centrocampo, ruolo che non sarebbe propriamente suo.
(FAEDO): ha il fisico, ma poca chimica con la partita.
(DI MAGGIO – SEGHETTI): stavolta la combo micidiale non fa effetto.
(CAPRARI): naufragato.
(SILVA): a qualcuno piace l’autolesionismo. O i gettoni per il lunapark.
BUONAIUTO: ci ricordiamo della sua esistenza durante una minzione all’autogrill di Medesano. Scomparso dai radar da tempo immemore, pare sia stato avvistato in spiaggia mentre cercava di infiltrarsi abusivamente in un’amichevole Italia-Marocco nascondendosi sotto la sabbia.
GIUNTI: l’ultima volta che è stato chiamato in causa è stato durante l’appello dell’arbitro. Qualcuno faccia presente che esiste anche lui, anche se ci rendiamo conto che i nomi da ricordare sono troppi.
BREDA: con il consueto coninvogimento emotivo batte il record di vocali in una conferenza stampa (aaahhh… ehhhh… uuuhhhh..) facendone uscire la nuova hit dei Village People. Nella città della sua ex squadra (una delle tante) ripensa al mare, alla spiaggia, alle fritture, alle focacce e va in trans amarcord, rimanendo impassibile davanti allo scorrere delle azioni, foglietto alla mano. Anche lui abbraccia l’ideologia futuristica calcistica (che in pochi capiscono) ostinandosi a far entrare Silva.
DANTE: viene incaricato dalla sottoscritta di compiere una missione impossibile -ma possibile- e la fallisce clamorosamente, giocandosi il saluto fino al campionato 2030-31 (che ci vedrà in Europaleague). Ingiudicabile.
I TIFOSI PADOVANI: come sempre eroici. Perchè in quasi 800 anime speranzose in una salvezza che poteva finalmente arrivare, si sono sobbarcati una chilometrata incalcolabile, passando per un’autostrada -la Cisa- che non finisce più, con curve che sembrano dribbling di Faedo, gallerie dove manco Radio Maria prende e autogrill fatiscenti. Non hanno smesso un secondo di incitare i propri giocatori, anche doppo che è arrivato il Cuppone sulla schiena. Forse avrebbero meritato di vedere un po’ più grinta in campo, quella bava alla bocca da “andiamo a prenderci questa salvezza per loro” che sembra sia rimasta fra le curve della Cisa. Venerdì pochi calcoli da fare, c’è il secondo match point, da giocare sotto quella curva che finora è stata l’arma in più biancoscudata.
TUTTI ALL’EUGANEO !!!!!