LE PAGELLE BIANCOSCOPPIATE DI FROSINONE – PADOVA 2-0

LE PAGELLE: a grande richiesta ritornano. E stavolta nessuna pietà.
CINQUINA: E non sto parlando dell’effetto serra o dello smog. Parlo della quinta sconfitta di fila, che lascia in bocca un retrogusto dal sapore idraulico liquido, non per il risultato in sé, ma per l’atteggiamento arrendevole visto in campo.
Doveva -si sperava- essere una Pasqua di resurrezione, invece è sembrato più che altro un Halloween fuori stagione, uno spin-off della Via Crucis, con un finale che sembra già segnato. Ma noi siamo fiduciosi sulla risoluzione: del conflitto sullo Stretto di Hormuz.
Ora, l’unico e solo imperativo è VINCERE, perché -se il Frosinone poteva rappresentare un ostacolo troppo difficile da superare-, ora arrivano le partite che contano, dove bisogna mettere da parte odi, rancori, faide interne, pianificazioni di omicidi e remare tutti dalla stessa parte. Perché, come ci credono i tifosi, è OBBLIGATORIO che ci creda anche chi scende in campo con il biancoscudo cucito nel petto.
LO STADIO STIRPE: è un vero e proprio gioiellino. Piccolino, coccoloso, a misura di tifoso, con dei cessi funzionanti e puliti, degli ingressi dove non ti vengono perquisite anche le mutande, e degli steward che ti augurano pure buona Pasqua. Il tutto costruito con tubi innocenti ben camuffati. Da sopra poi la vista è meravigliosa: monti da una parte che sembra di essere in Wyoming, il centro storico di Frosinone sul cucuzzolo del colle dall’altra e alte vette innevate che sembra l’Alaska. In campo sembra tutto così vicino che quasi quasi Mirabelli lo si poteva toccare.. ma mi fermo qua.
I TIFOSI BIANCOSCUDATI: stoici, eroici come sempre, che altro dire. Si sobbarcano un esodo pasquale che sembra un mix fra un film di Verdone e un viaggio della speranza nel triangolo delle Bermuda. Incitano a squadra dall’inizio alla fine e non smettono un secondo di cantare, nonostante verrebbe voglia di scendere in campo e prendere a pedate qualcuno dove non batte il sole. Avrebbero meritato sicuramente di più.

Sorrentino: orfano del suo bodyguard preferito Pippo Sgarbi, ha la sicurezza di una nonnina col portafoglio aperto in stazione a Milano. Comincia con dei guizzi felini che urlano alla guarigione, ma poi scivola in una buccia di banana in occasione del primo gol, regalandosi la copertina della rubrica della Gialappa’s.
Villa: se la legge di -Eddy- Murphy si potesse applicare anche ai giocatori de Padova, a quest’ora avremmo già conquistato la Polonia. Ci servirebbe il condono edilizio, ma nel senso di mandarlo come “muraro” in cantiere.
Perrotta: con il bicipite carico alla Over the top, gli viene la pressione a 3.000 nel vedere frusinati spuntare da tutti i buchi. È comunque l’unico che prova il tiro da fuori, bloccato con sicurezza dalla vecchia in tribuna in seconda fila.
Belli: cerca di costruire una diga sulle avanzate gialloblu, ma mica è un castoro. Alza bandiera bianca e rimane a piangere negli spogliatoi.
Faedo: scambia il nome stampato sulla maglia di Kvernadze per una formula chimica e cerca di tradurla per tuta la partita. Gli esplode il cervello, tanto che poi non ne imbrocca una.
Harder: recupera miracolosamente grazie ad un mix di Vix Vaporub, aloe e Svejarina (scaduta), ma non ha ancora i minuti nelle gambe, e forse neanche i piedi. Passaggi sbagliati, qualche contrastino, ma di ringhiere sulle caviglie avversarie nemmeno l’ombra.
(Crisetig): un po meglio. Da bravo geometra qualche passaggio elementare riesce a farlo, se non altro si ricorda che i suoi sono quelli con la maglia rossa.
Fusi: entra con l’entusiasmo di un bambino a cui hanno appena ciullato l’uovo di Pasqua degli Avengers. Ci mette carattere, ringhia addosso a qualche avversario ma gli manca quello smalto da gladiatore che lo ha sempre contraddistinto.
Ghiglione: vince la spietata estrazione fantozziana per scegliere la vittima sacrificale da cacciare in conferenza stampa (silenzio! Chi è che prega?), forse perchè per via della sua espressione anestetizzata, o forse perchè veramente non ci capisce un cazzo di ‘sta situazione. Nel frattempo continuano a listarlo, segno del senso di umorismo perverso della società. Vitalità e brio di LeonardomariaDelVecchio, quello imitato da Pantani. O forse è proprio Pantani che sta imitando Ghiglione.. boh.
Di Maggio: ricordiamoci che è il futuro della Nazionale quindi, probabilmente, non ci qualificheremo manco ai mondiali del 2030.
Capelli: è l’unico che corre sempre, quindi è giusto non farlo partire titolare, sia mai possa dare un po’ di brio alla manovra. Poi mi ha salvato la vita da un frontale contro una bici, quindi non posso parlare male di lui perché è il mio eroe.
Di Mariano: prova la mezza rovesciata alla Carla Fracci, ma non viene preso manco per il provino ad Amici. Partita anonima, ed esce pure per infortunio.
Lasagna: l’impegno ce lo mette, ma davanti è più solo di un calzino spaiato nella lavatrice. Ha qualche guizzo, si mangia se stesso in un paio di occasioni, ma il fattore C che lo ha contraddistinto sembra averlo abbandonato.
Buoniaiuto: ha sempre segnato il Frosinone .. e quindi, giustamente, viene lasciato in panchina. Ma magari Breda non lo sapeva. #laprossimavoltaditeglielo
Bortolussi: si scalda (con stile ed educazione) al 93′, per scelta tecnica. Forse volevano buttarlo dentro per i supplementari, con la speranza di arrivare ai rigori. Troppo forte però questa Frosinosnia.
Breda: scusatemi, ma non posso farcela.
Breda: dai, ci provo. Entra in campo guardandosi attorno con la confusione di un turista cinese a Roma e con la verve di Bortolomutti. Ben tirato, rosario al collo camuffato da cronometro, col vestito a festa riciclato del suo predecessore.. le braghe però gli tirano un po’. Doveva portare tranquillità e pare lo abbia fatto, tanto che qualcuno in campo pare entrare in papusse. Educato, massimo rispetto per le linee di limitazione dell’area tecnica, tanto che il quarto uomo può comodamente evitare il consueto placcaggio a uomo e farsi i cazzi suoi. Un breve sussulto verso il settantesimo lo spinge a tentare una corsa lungo la faccia che gli causa un mezzo embolo, ma ci fa comunque capire che è vivo. Conferenza stampa più criptica di un gioco a quiz di Jerry Scotti. È come il bambino del Sesto Senso, vede cose che noi umani non vediamo, tipo l’atteggiamento giusto con cui la squadra è scesa in campo.
Matteo: ce lo immaginiamo in pausa, a casa, che si guarda la partita seduto sul divano, almeno per i primi 3 minuti.. poi: scatti d’ira, cane che scappa dalla finestra, cuscini che volano, vetri della credenza in frantumi, vicinato in allerta.
Eppure il problema era lui. Che, da esordiente totale in serie B, ha “voluto fortemente giocatori” dai dubbi ruoli, in un mercato nel quale un Diesse esperto non ha potuto imporre le proprie scelte per risolvere problemi evidenti anche gli occhi dei più accecati. Caro Matteo, che ci manchi tanto -e non solo per le pagelle- è già stato detto?
Molteni: ci manchi pure tu e le tue espulsioni che sapevano tanto di fuga per la libertà.
Fine