LA PERLA FILOSOFICA DAL PARCHEGGIO EUGANEO: “savìo cossa che ve digo? Eo go duro come el marmo” . Game, set, and match (e Musetti, carrarese doc, muto.).
SORRENTINO: dopo un primo tempo passato a fischiettare allegramente, nel secondo tempo gli si incrociano gli occhi a furia di vedere incursioni avversarie, ma come al solito, quando ha l’occasione, esce meglio delle squadre di Conte in Europa (e anche in Italia).
VILLA: costruito in cemento armato. Non un sogno, ma una solida realtà. Ci è piaciuto.
PERROTTA: con qualche passaggio da infarto ci fa schizzare la tachicardia a livelli da ricovero, ma fa comunque buona guardia, terminando la partita con la fedina penale intatta. Rischia la vita cercando di fermare il Mister durante la rissa a fine partita, segno che il Perrotta paura non ne ha.
BELLI: senza Capelli disputa comunque una partita positiva, e non per l’ufficio doping. Batte il record mondiale di spazzate da incallito giocatore di curling.
BARRECA: finalmente entra in campo con la motosega fra i piedi e la grinta nelle vene. Fa buona guardia in difesa, allontanando le incursioni nemiche con rilanci nella stratosfera. A fine partita esulta come un bambino al lunapark, forse perché sa che finalmente gli arriverà una pagella decente. ![]()
HARDER: si è conquistato il posto fisso, roba che qua in Italia, per un giovane, è rara come i capelli di Vin Diesel. Bravo a recuperare un sacco di palloni come un’aspirapolvere, peccato che la sua precisione nel mirare l’unico difensore che lo separa dalla porta è da cecchino di biathlon moderno. Ma a noi piace soffrire…
FUSI: ci piacerebbe vederlo giocare ad hockey sul ghiaccio, e là chissà quanta gente manderebbe al reparto ortopedia. Noi però ce lo teniamo là stretto in mezzo al campo di calcio, perché una grinta e un cuore così valgono tutti gli sport olimpici messi assieme.
VARAS: ritrova di fianco il suo compagno di risse Fusi e gioca con la mannaia in mano. Nel secondo tempo si sacrifica per difendere il fortino.
SEGHETTI: nel primo tempo con il suo compagno di reparto Lasagna corre dappertutto facendo venire il sangue agli occhi ai carraresi, che cercano di inseguirlo anche negli spogliatoi. Devono averlo poi raggiunto, perché da lì non ne esce più.
DI MARIANO: un po’ spaesato alla prima da titolare all’Euganeo, passa un tempo guardandosi in giro e chiedendosi come mai uno scatafalco del genere possa essere considerato uno stadio di calcio. #ticiabituerai
LASAGNA: KEVIIIIIINNNNN!! (cit.)
La lasagna è un tipico piatto italiano costituito da strati di pasta che corre un sacco, alternati a condimenti come ragù, imbucate, falli subiti, besciamella, scatti in avanti e formaggio, cotti al forno. Originario dell’epoca greco-romana, il termine deriva dal latino lasănum (recipiente, da 3 punti). Esistono molte varianti regionali, ad esempio quella carrarese che, data la pesantezza e la consistenza, rimane facilmente sullo stomaco agli avversari, soprattutto se consumata la sera. Partita semplicemente immensa.
BORTOLUSSI: entra e fa capire subito l’importanza di essere se stesso: recupera palla, la tiene, alza la squadra, prende la solita quintalata di botte e aiuta anche lui in difesa.
DIMAGGIO: entra a sacrificarsi con cilicio e rosario a dar man forte a centrocampo. Anche stavolta per poco non ci scappa il gol, ma come per Harder, a noi piace soffrire.
SGARBI: nel finale chiude la saracinesca della difesa con il Millechiodi e si diverte ad insultare un po’ di avversari.
FAEDO: scusi, chi ha fatto palo?
GIUNTI: all’esordio in quello che sarà la sua futura casa (e già qua a vedere l’Euganeo gli scendono le lacrime), gioca un’ottima partita facendo capire che, nonostante la giovane età, la rogna rissosa ce l’ha già nel Dna.
IL MISTER: parte in quarta già dagli spogliatoi mandando al creatore chiunque gli si pari davanti (porta chiusa compresa) e lancia acuti tipo la Pausini con l’inno di Mameli. Dopo un ottimo primo tempo, nel quale mette in campo una formazione a trazione anteriore, nella ripresa vede il pubblico troppo tranquillo e rilassato e decide così di far salire ansia, tachicardia, apnee notturne e palpitazioni, cambiando modulo e chiudendo col catenaccio e le tenaglie la difesa, senza pensare che, se va avanti così, noi mica ce la facciamo fino a fine campionato.
A fine partita, non contento, se la prende dando il via ad una rissa da farwest con var, arbitro, fotografo, steward della est e team managar carrarese (che sta ancora piangendo in mezzo al campo). Viene placcato a fatica prima da Lasagna, che con dolci carezze cerca di allontanarlo, e poi da Perrotta, che lo alza da terra come un soprammobile e lo caccia via. Solo Sorrentino però, con l’aiuto dei suoi guantoni magggici profumati, riuscirà a calmarlo (forse perché sviene). Con lui si agiterebbe pure la camomilla alla melatonina Sogni d’oro, ma a noi ci piace folkloristico così.
IL TEAM MANAGER CARRARESE: sprezzante del pericolo, per far vedere che lui “cel’ha di marmo”, ha la bellissima idea di mettersi contro il Mister a fine partita, face to face, cheek-to-cheek, non sapendo di andare in contro alla morte. Viene trasformato in sale con uno sguardo e una serie di epiteti in rima baciata bergamasca che avrebbe fatto impallidire qualsiasi muratore. Coraggio da vendere, magari fa plusvalenza.
LA SALA STAMPA: ormai è diventata un muro del pianto, uno sfogatoio tipo Grande Fratello. Stavolta, a rivendicare rigori, furti con scasso, estorsioni, rapimenti e partite dominate è il turno del vice allenatore Padovano, che gli si addicerebbe di più il cognome Vicentino. La lotta per il premio finale si fa sempre più agguerrita.
I PANNOLONI: chiedo per un amico: ce li passa la mutua? Sono detraibili come spese mediche? Perché se va avanti così ora di fine campionato ci tocca comprarli in stock, ma per la salvezza siamo disposti a diventare anche incontinenti