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	<title>Appiani Archives - Tifo Padova</title>
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	<description>Il sito dei tifosi biancoscudati, per i tifosi biancoscudati.</description>
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	<title>Appiani Archives - Tifo Padova</title>
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		<title>Quando se ne va una parte di noi&#8230; Caro Appiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 15:56:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Muoviamoci, è tardi: è febbraio, c&#8217;è ancora l&#8217;orario invernale, la partita inizia alle 14.30. Il pranzo, il risotto&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Muoviamoci, è tardi: è febbraio, c&#8217;è ancora l&#8217;orario invernale, la partita inizia alle 14.30. Il pranzo, il risotto della domenica, trangugiato in velocità, giubbotto, sciarpa, un pacchetto di fazzoletti e qualche caramella, le raccomandazioni della mamma (&#8220;ste tenti!&#8221;) e via in macchina a cercar parcheggio: se papà trova posto in via Sanmicheli l&#8217;itinerario ci farà lambire Santa Giustina, se parcheggiamo più avanti, oltre Pontecorvo, sfioreremo il Santo, i miei occhi di bambino sgraneranno come sempre di fronte a quell&#8217;enorme, cupo, imponente e fiero cavallo scuro, poi taglieremo per il Prato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In entrambi i casi giungeremo in via 58° Fanteria: quel baretto pieno di visi giovani, sciarpe e bandiere, il profumo delle sigarette, risate, urla, a volte un po&#8217; di trambusto&#8230; Quel parcheggio con centinaia e centinaia di biciclette e poi lui, imponente, l&#8217;Appiani. La prima cosa che mi colpirà, come sempre, sarà quella torre altissima, quella dei riflettori, rinnovando il mio sogno, un dì, di scalarlo (come già visto fare da qualcuno peraltro!) per godermi la partita da lassù. Siamo arrivati, che lo spettacolo inizi.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anzi no. Nessuno spettacolo. </strong>Piuttosto, funerali su funerali che si protraggono dal 1994, anno in cui il Calcio Padova se ne è andato all&#8217;Euganeo. Stavolta quello definitivo: inizierà la prossima settimana e terminerà tra un anno l&#8217;abbattimento della gradinata dello stadio Appiani. Al suo posto un terrapieno con circa 200 posti a sedere, che vorrebbe ricordare la versione originale dello stadio, quella di quando venne inaugurato, nel lontano 1924.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="705" height="474" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/Terrapieno.jpeg" alt="" class="wp-image-5475" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/Terrapieno.jpeg 705w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/Terrapieno-300x202.jpeg 300w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non discutiamo (meglio: <em>potremmo ma non vogliamo</em>, qui, oggi) la decisione di questa amministrazione comunale, dopo anni di altre, anche di opposti colori, che nel fare nulla ci hanno portato a questo punto di non ritorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non discutiamo l&#8217;abbattimento della gradinata, che rientra, dicono, in un &#8220;più ampio programma di restyling&#8221; che riguarderà via 58esimo Fanteria e dovrebbe restituire pregio, nelle intenzioni, a uno dei punti più belli della città (piste ciclabili, canale Alicorno riportato alla luce, etc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non discutiamo, perché non ne è il caso, non ve ne è la forza ora: siamo lì, impietriti, a osservare quel bimbo, lì davanti, e il suo sogno di arrampicarsi sul palo dei riflettori, tra curva e gradinata, per ammirare <em>la fossa dei leoni</em> dall&#8217;alto, per unirsi ai cori, per urlare, per impazzire di gioia al goal di Galderisi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora è triste, si stringe al papà, gli occhi, lucidi, asciugati su quella sciarpa biancoscudata.</p>
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		<title>&#8220;Mastro&#8221; Cerilli&#8230; Un amico vero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 12:03:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Franco Cerilli, il fantasista, giunse a Padova nel 1981, nel Calcio Padova, dopo aver attraversato diverse esperienze calcistiche&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">“Franco Cerilli, il fantasista, giunse a Padova nel 1981, nel Calcio Padova, dopo aver attraversato diverse esperienze calcistiche che, abbinate al suo talento, ne fecero un vero Campione. Personalmente era da un po’ che lo seguivo, ed esattamente dal 1974, per via anche del campanilismo, quando lessi nei giornali che un veneto, un chioggiotto per la precisione, era stato acquistato dall’Inter (proveniente dalla Massese), e in quegli anni era veramente un&#8217;Inter stratosferica, anche se cominciava la fase di declino, lenta ma inesorabile. Alla fine il giovane Cerilli venne considerato “non ancora pronto” per entrare in prima squadra e così cominciarono i prestiti a squadre di categoria inferiore: Lanerossi Vicenza, breve trasferimento a Monza per ritornare dopo pochi mesi a quel che poi diventò il Real Vicenza dove Cerilli abbracciò, con classe, talento e stile una squadra che arrivò seconda in classifica dietro la Juventus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il peregrinare di Cerilli continuò: Pescara ed, infine, l&#8217;approdo al vecchio e caro Appiani. Preciso che io non vidi nessuna partita all’Appiani perché, in quegli orari, il mio mestiere mi portava a preparare le pizze che avrebbero sfamato, più tardi, anche le orde dei ragazzi dello stadio ma, dalla mia, avevo la diretta radiofonica della partita con il grande Gildo Fattori, voce storica del calcio Padova. Gildo mi dava l’impronta di quanto accadesse in campo ma poi, finita la partita, erano i tifosi, i ragazzi provenienti dallo stadio, a darmi la propria versione, il proprio punto di vista. Alla sera, poi, guardavo la partita in differita su una televisione locale ma era come l’avessi già vista: vivevo in prima persona le sensazioni ed emozioni raccontatemi dai ragazzi a caldo e, dalle loro parole e dall’espressione degli occhi, potevo scorgere il vero amore per la squadra e per il nuovo arrivato, Franco Cerilli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-1-1024x640.jpg" alt="" class="wp-image-5467" width="712" height="445" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-1-1024x640.jpg 1024w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-1-300x188.jpg 300w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-1-768x480.jpg 768w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-1-1140x713.jpg 1140w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-1.jpg 1190w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La sua prima stagione biancoscudata cominciò con mister Mammi, se ricordo bene, poi sostituito dal toscanaccio Mario Caciagli; notai e mi fecero notare i ragazzi come Cerilli crescesse, prendesse dimestichezza sempre più con i suoi compagni, come quel suo nascondere e far riapparire il pallone -il suo marchio di fabbrica- gli riuscisse con sempre maggiore frequenza&#8230; Sembrava quasi prendesse le misure ai suoi compagni per metterli poi a proprio agio con quei passaggi calibrati che solo lui sapeva fare… Un vero mister in campo, un direttore d&#8217;orchestra&#8230; Impossibile per i compagni non seguirlo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con Cerilli il Padova quell’anno passò dalla serie C2 alla C1 senza esitazioni ma il meglio era prossimo ad arrivare: la stagione 1982/83 con un nuovo allenatore, Giorgi. Una squadra fantastica, equilibrata nei suoi reparti, con acquisti importanti (su tutti l’instancabile Manzin) e con il mister a dare piena fiducia al fantasista: Cerilli era il faro di quella squadra, tutta la squadra ne era conscia… Prendeva le misure sull’avversario per poi colpire con azioni da vero manuale calcistico, dei suoi compagni conosceva tutto e sapeva benissimo come evidenziarne i pregi e capitalizzare le loro caratteristiche… Calzettoni rigorosamente abbassati, sguardo alto, scatto felino, dribbling da favola, passaggi millimetrici e precisi… Un faro in campo. Ciò che stupì ulteriormente, poi, furono la naturalezza con cui esercitasse il suo talento, unita alla semplicità e quella dose di<em> anti-divismo</em> che lo portarono ad essere tanto amato e rispettato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel Padova, il 5 giugno 1983, in un caldo asfissiante, raggiunse la serie B. Ho ancora nitido il ricordo della voce strozzata di Gildo Fattori, dei ragazzi da me ad ascoltare la partita festanti, gli abbracci, mio padre con una bottiglia di prosecco esclamante “<em>Varda ti se gaveva da vegnere un ciosotto pa far vinsere el Padova</em>”. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="720" height="540" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-padova-1.jpg" alt="" class="wp-image-5468" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-padova-1.jpg 720w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2023/02/cerilli-padova-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione seguente, 1983/84, fu un susseguirsi di cambi di allenatore: cominciò Sereni, poi Agroppi, infine Rambone… In questo baillame la squadra si perse, nonostante Cerilli, e anche lui, per ultimo, finì inghiottito dai continui stravolgimenti tattici. Si ruppe il rapporto con Rambone che voleva ingabbiare la fantasia in movimenti predeterminati (un po’ come levare un’ala ad un gabbiano), ad ogni modo impegno e professionalità permisero di raggiungere parecchi risultati positivi ed arrivare, comunque, nella parte alta della classifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le premesse portarono ad un’addio di Cerilli che, se non sbaglio, ritornò a Vicenza. L’ufficialità della separazione provocò uno sconforto generale, non passeggero, ma un malessere che prende anima e il cuore, quello sconforto che solo l’addio di un amico sa provocare.<br>La stima rimase immutata tanto che, nonostante militasse in una squadra “antagonista”, continuò ad essere seguito con affetto. Poi, un paio d’anni dopo, il momento buio, il talento inghiottito in un vortice nero, racchiuso in sé stesso e quelle scarpe, che lo avevano reso famoso, appese al muro.<br><br>Da Padova sono passati diversi campioni e tra questi Albertini e il <em>mio capitano</em> Longhi, solo per citarne alcuni, tutti amati e venerati ma non tanto quanto Franco Cerilli. So che lui, tutt’oggi, ne rimane stupito. Ciò che ignora è che, in anni difficili, è stato emblema di una generazione, simbolo di speranza e certezza insieme e, nella meravigliosa semplicità come quella che solo il calcio sa offrire, un esempio da seguire per tutti, uno da ricordi vividi e vibranti, insomma… Un amico vero.”</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fabio Longato</em></p>
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		<title>Dreaming&#8230; Padova (Buon Natale!)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2022 16:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;𝘋𝘳𝘦𝘢𝘮𝘪𝘯𝘨, 𝘥𝘳𝘦𝘢𝘮𝘪𝘯𝘨 𝘪𝘴 𝘧𝘳𝘦𝘦” (“𝘚𝘰𝘨𝘯𝘢𝘳𝘦, 𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘦&#8217; 𝘨𝘳𝘢𝘵𝘪𝘴”) In un mondo alla rovescia ti inculcano il sogno come&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;𝘋𝘳𝘦𝘢𝘮𝘪𝘯𝘨, 𝘥𝘳𝘦𝘢𝘮𝘪𝘯𝘨 𝘪𝘴 𝘧𝘳𝘦𝘦” (“𝘚𝘰𝘨𝘯𝘢𝘳𝘦, 𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘦&#8217; 𝘨𝘳𝘢𝘵𝘪𝘴”)</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo alla rovescia ti inculcano il sogno come immagine onirica che proietta i desideri irrealizzabili anzi, che più sono strani e lontani dalla realtà più meritano l’oblìo del silenzio, della vergogna, ben che vada di un consulto psicologico!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fanculo le abitudini. Fanculo i rigidi schemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">𝗜𝗼 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼,<br>in un mondo alla rovescia che capovolgo, di forza, a 180 gradi, e porto in bolla al mio orizzonte fatto di immagini che, come colore fissato su tela, mi pare poter vedere, toccare, forse perfino annusare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio antidepressivo naturale sei tu, 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚, il dolce anestetico, l&#8217;oppioide gratuito, l&#8217;estasiante navigare che, ad occhi aperti, annichilisce i casini e sublima il desiderio, la proiezione di un futuro che vorrei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giorno di pallido sole. Natale alle porte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">𝗜𝗼 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼,<br>passeggero di un subconscio vigile quanto basta per rispettare il codice della strada ma apprezzato complice nel lasciarmi veleggiare a mente libera, tra angoli che ho sempre visto e respirato, all’ombra dei quali sono cresciuto, mi sono innamorato, incazzato, incasinato, ubriacato, consolato. 𝘊𝘢𝘴𝘢 𝘮𝘪𝘢.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Santo, Il Prato, i viali, le stradine, l’Appiani. 𝐈𝐥 𝐛𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨𝐬𝐜𝐮𝐝𝐨.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Miei pensieri ed astrazioni, in un ritmo accelerato e lento allo stesso tempo dove il passato si fonde con il presente, si proietta in un futuro… Che non riesco a decifrare. Cazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Figlio di un’epoca sbagliata, di un tempo di benessere ottenebrante: tutto alla portata, tutto senza fatica, tutto e subito. Inculcato nella vita, nel lavoro… Pure col calcio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E invece… E invece la realtà è un mozzicone rovente che, a forza, ti viene spento sulla pelle, giorno dopo giorno, anno dopo anno, su quegli spalti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora rovesciano la frittata facendoti credere che soffrire sia bello anzi, sia la tua dimensione, il tuo destino, che la mediocrità, l’assenza di lungimiranza, il fango, le batoste, le beffe, la serie C, siano lo specchio su cui poterti riflettere.<br>‘Sto cazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">𝗜𝗼 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼.<br>Vittorie, promozioni, campi prestigiosi, coppe, uno stadio, una nuova curva piena di ragazzi come me, giocatori, allenatori, presidenti che muoiono per questi colori, sciarpe, adesivi, berretti, sorsate di orgoglio trangugiato con ingordigia e ostentato in tutta la città, 24 ore su 24, declinato nelle scuole, in filodiffusione nei luoghi di lavoro, nei luoghi di culto, del nostro culto laico, riverberato nelle famiglie, nei figli fieri dei loro padri e circondati da amici con la stessa passione, lo stesso sacro fuoco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">𝗜𝗼 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼.<br>Perché sognare è gratis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">𝘉𝘶𝘰𝘯 𝘕𝘢𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘢 𝘤𝘩𝘪 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢, 𝘯𝘰𝘯𝘰𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰, 𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢, 𝘢 𝘤𝘩𝘪 𝘭𝘰 𝘧𝘢 𝘢𝘥 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘢𝘱𝘦𝘳𝘵𝘪, 𝘢 𝘤𝘩𝘪 𝘭𝘰 𝘧𝘢 𝘪𝘯 𝘣𝘪𝘢𝘯𝘤𝘰𝘴𝘤𝘶𝘥𝘢𝘵𝘰.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h1 class="wp-block-heading"></h1>
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		<title>29 Maggio 1983: come fosse oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 13:53:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Appiani]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;29 Maggio 1983. 39 anni fa. Con un pareggio per 0 a 0 contro il Parma, il Padova&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;29 Maggio 1983. 39 anni fa. Con un pareggio per 0 a 0 contro il Parma, il Padova riconquista la serie B dopo una lunghissima attesa. Quel giorno all&#8217;Appiani erano presenti quasi 25.000 spettatori. Non esistevano regole per la sicurezza. Venivano venduti i posti (chiaramente non numerati e senza seggiolini) finché non finivano le richieste. Quel giorno (io c&#8217;ero, ovviamente) eravamo stipati, uno accanto all&#8217;altro. Tutti in piedi, anche perché sedersi sui gradoni in calcestruzzo era come appoggiare le natiche sulla cucina economica della nonna. Nello spazio occupato da tre persone oggi ci starebbe, a malapena, un seggiolino. Caldo infernale, sudore a fiumi, camicie e tshirt che facevano un tutt&#8217;uno con la pelle. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="621" height="1024" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-3-621x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5221" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-3-621x1024.jpg 621w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-3-182x300.jpg 182w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-3-768x1267.jpg 768w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-3-931x1536.jpg 931w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-3-150x248.jpg 150w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-3.jpg 1080w" sizes="(max-width: 621px) 100vw, 621px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A complicare la respirazione, di un&#8217;aria viziatissima da odori di secrezioni umane varie, c&#8217;erano le sigarette. I fumatori seriali, nell&#8217;attesa durata 3 ore (chi prima arrivava meglio si posizionava), fumavano una quantità tale di sigarette che il Signor Philip Morris premiò la Città di Padova per aver annientato il Guinness Record per il più alto consumo mondiale di tabacco in 5 ore 7 minuti e 33 secondi. Primato mai battuto dopo l&#8217;introduzione del divieto di fumo, qualche anno dopo. Visto l&#8217;accalcamento del pubblico, era impossibile il passaggio di eventuali &#8220;Giggini di Maio&#8221; a distribuire bevande ristoratrici. Voci di corridoio parlarono di un vero e proprio traffico illegale di &#8220;gomma del ponte Brooklyn&#8221; acquistata, dai più previdenti, dal mitico ometto all&#8217;esterno dello stadio che gridava a squarciagola &#8220;DOPPIA MENTA, ALL&#8217;ANICE AL LIMONE. PER TUTTA LA PARTITAAA!&#8221;. Correva voce, anche, che il suddetto piccolo imprenditore urlante, con l&#8217;incasso di quella giornata (rigorosamente in sfacciato nero) si pagò una vacanza di lusso alla Pensione Miramare di Eraclea. Si narra pure che, in un secondo momento, costituì una SPA con i due nanetti che vendevano bagigi, bruscolini, fave, noccioline tostate ed altre prelibatezze da stadio. Se, durante una partita del genere, fosse stata approvata la legge sicurezza, sarebbe intervenuta l&#8217;Aeronautica, La Marina con i sommergibili, Carabinieri, Polizia, Parà, Lagunari e la Legione Straniera. Avrebbero arrestato tutti i componenti la società Calcio Padova, la Giunta Comunale Sindaco in testa e, per sicurezza, anche il parroco di Santa Giustina e la sua perpetua. Gli spettatori sarebbero stati caricati in treni speciali e portati in gattabuia ad Alcatraz. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="501" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-2.jpg" alt="" class="wp-image-5222" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-2.jpg 960w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-2-300x157.jpg 300w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-2-768x401.jpg 768w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2022/11/APPIANI-2-150x78.jpg 150w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, finita questa descrizione, forse un tantino enfatizzata, vorrei salutare tutti quelli che, quel giorno, hanno vissuto questa immane tortura fisica che mi par di rivivere ancora oggi. Quando, successivamente, leggendo i fumetti di Tex Willer vedevo il mitico Ranger scavare una buca, seppellire il cattivo di turno, con la sola testa fuori, in mezzo al deserto, pensavo tra me e me che a noi, quella domenica andò peggio. Queste sono storie vere. Imprese eroiche che hanno scandito il passare del tempo per i poveri tifosi biancoscudati che, per la pazienza, la dedizione ed il senso di appartenenza, meriterebbero la qualificazione della squadra alla Champions League.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avrei anche da parlarVi di disastri atmosferici opposti, come in un Padova-Triestina 1 a 0 e in un Padova-Lecce 5 a 0. In quei casi si sarebbe allarmato e spaventato anche Noè e tutti gli occupanti la sua Arca. Ma questa è un&#8217;altra storia. <img loading="lazy" decoding="async" height="16" width="16" alt="&#x1fac2;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t68/1/16/1fac2.png"><img loading="lazy" decoding="async" height="16" width="16" alt="&#x1f90d;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/tc5/1/16/1f90d.png"><img loading="lazy" decoding="async" height="16" width="16" alt="&#x2764;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t6c/1/16/2764.png">&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Testimonianza di Carlo Pinarello.</p>
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		<title>Un racconto di Natale, un racconto di vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2021 15:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Appiani]]></category>
		<category><![CDATA[Nereo Rocco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da un racconto di Paolo Stefani, già pubblicato sulla pagina Facebook de I Biancoscoppiati Una domenica mattina, molto&#8230;</p>
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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Da un racconto di Paolo Stefani, già pubblicato sulla pagina Facebook de I Biancoscoppiati</h4>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Una domenica mattina, molto fredda, una domenica prima del Natale, un ragazzino vestito di una maglia biancoscudata (bellissima, di lana grezza), cerca di vincere il freddo allungando le maniche fino a coprirsi le mani, saltellando in calzoncini corti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel piazzale di fronte agli spogliatoi c’è un via vai nervoso: ragazzi, allenatori, genitori. Sono le 10 del mattino. Ad un certo punto, dal portone di ferro, entra paròn Rocco con Scagnellato, Azzini e Rosa. È una sua abitudine, nelle passeggiate della domenica mattina , assistere a partite delle giovanili e controllare lo stato del campo Appiani. Il ragazzino conosce quella faccia burbera ma non ne ha paura, il suo è un tono di voce rassicurante e protettivo, a dispetto della stazza. Allo stesso tempo quella voce, molto determinata, non lascia scelte. Il ragazzino sente il “tuono” della voce. “Ciò bocia!”. Il ragazzino si guarda attorno. “Ti, proprio ti, vien qua!”. Il ragazzino comincia a pensare: ” chiama me, ma perché ? Mi conosce?” Il ragazzino si avvicina e saluta educatamente: “buongiorno signor Rocco”.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2021/12/Rocco-CalcioPadova-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-5030" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2021/12/Rocco-CalcioPadova-1024x683.jpg 1024w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2021/12/Rocco-CalcioPadova-300x200.jpg 300w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2021/12/Rocco-CalcioPadova-768x512.jpg 768w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2021/12/Rocco-CalcioPadova-1140x760.jpg 1140w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2021/12/Rocco-CalcioPadova-150x100.jpg 150w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2021/12/Rocco-CalcioPadova.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ragazzino ha l&#8217;abitudine di giocare in punta di piedi ed il vizio del dribbling, di conseguenza viene marcato duro ed è spesso vittima di &#8220;legnate&#8221; che lui, solitamente, assorbe senza smorfie, senza lamenti. Il signor Tansini ed Alfonsi (suoi allenatori) si arrabbiano molto per questo suo modo &#8220;passivo&#8221; di giocare. A lui, al ragazzino, non piace il contatto fisico, è un longilineo, ha muscoli buoni nelle gambe ma, insomma, non è un gladiatore. Aggiungiamo poi, come &#8220;aggravante&#8221;, l&#8217;abitudine a preoccuparsi quando gli altri si fanno male, anche se avversari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Senti, a te piace giocare al calcio?”</em>, sopracciglia aggrottate, occhi dritti su quelli del ragazzino. <em>“Certo signor Rocco!”</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bocia continua a chiedersi il perché di queste domande. <em>“Bene, allora se vuoi continuare a giocare qui, al fischio d’inizio vai sul mediano (allora l’8 ed il 10 erano marcati dal 4 e dal 6, mediani) e ti fai sentire subito. Lo colpisci allo stinco”</em>. Il ragazzino sente dentro il fuoco di un’infinità di domande. <em>“Ma come? Senza palla?”,</em> <em>“Sì, senza palla, subito, con la palla l’arbitro ti vedrebbe”</em>. Continua a guardare negli occhi il ragazzino che avverte un turbinío di sensazioni, di certo non più il freddo. Il Paròn continua a fissarlo ed attende una reazione dal ragazzino, poi aggiunge: <em>”Non devi fargli male, deve solo capire che ci “sei”…”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragazzino viene chiamato dall’allenatore per l’appello dell’arbitro. La sua testa ribolle, sa che quel signore non scherza. Non sente l’arbitro, non sente l’allenatore, si avvia verso il Monti. Il signor Rocco è ai bordi della pista del velodromo, non guarda il ragazzino. Il bocia entra sperando che l’arbitro non fischi mai. Invece lo fa! Il ragazzino va sul numero 4, lo guarda, l&#8217;altro, come è d’uso, fa finta di niente, non lo degna di uno sguardo o così gli pare. È fisicamente tozzo e non promette una giornata idilliaca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragazzino si volta, finge uno scatto di “smarcamento”, anche il mediano si gira subito, per non mollarlo, il ragazzino vede il polpaccio avversario e lì piazza la punta. Il ragazzino sa che l’altro lo “sentirà”. Il mediano avversario, in effetti, si lascia scappare solo un “oooohhh”. Non un lamento, più un espressione di stupore, per una cosa apparentemente senza senso. E invece…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragazzino si gira verso il velodromo ma l’omone non lo guarda, non ha alcun cenno da indirizzare. La partita continua, il mediano non ha male, il ragazzino è felice, c’è riuscito senza conseguenze per l’avversario. Anzi no! Un effetto si è verificato. Il ragazzino inizia a notare un certo rispetto, mai avvertito prima. Quando ha la palla, il mediano si avvicina per contrastarlo cercando di portargliela via in maniera “pulita”. Il ragazzino non lo fa più, anche se in caso di contrasto ha imparato a essere determinato (ma non violento), a fare “opposizione attiva”, insomma a non porsi come “materasso&#8221; agli avversari…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragazzino poi cresce e, nella vita, ogni tanto, quando l’arroganza degli altri supera il rispetto, pronuncia la frase: “Ci sono…” E continua a giocare in punta di piedi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel signore, quel paròn, era un uomo grande, più grande di quello di quel che si racconta… E non stiamo parlando certo di statura e stazza fisica.</p>
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		<title>Bepi Zotti e l&#8217;Antonietta: pezzi di storia biancoscudata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Antonietta]]></category>
		<category><![CDATA[Appiani]]></category>
		<category><![CDATA[Bepi Zotti]]></category>
		<category><![CDATA[Nereo Rocco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall&#8217;anno 1992, ingiallita dal tempo, spunta una lettera scritta a penna e in dialetto da parte del Dottor&#8230;</p>
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<h5 class="has-text-align-center wp-block-heading">Dall&#8217;anno 1992, ingiallita dal tempo, spunta una lettera scritta a penna e in dialetto da parte del Dottor Italo Marcon. Dalle parole di un tifoso, tutto l&#8217;affetto e la nostalgia per alcune tra le figure storiche che hanno fatto da contorno agli anni più belli dell&#8217;Appiani, tra personaggi e aneddoti che potremmo ascoltare per ore.</h5>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">N&#8217;altro toco del vecio Padova ze andà via. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Curva sul mastéo de legno, saon de Marsiglia e bruschín in man, l&#8217;Antonieta de Bepi Zotti (<em>&#8220;Spugna&#8221;</em>) iera na figura simbolica dea corte del campo Appiani. Quando che andavo a visitarla (iero el so dotore), a misurarghe la pression, a scoltarghe el core (el Padova iera ancora in C2) la me diseva co un fio de vose ma co l&#8217;oceto furbo: <em>«Dotore, me bastaria vedare el Padova in serie A e posso anca morire contenta»</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vede che la se ga contentà de quei tre minuti de Lucca del&#8217;ano scorso! Le me visite ze ligàe ai so veci ricordi. Na volta che la gaveva un zenocio tutto sgionfo dal dolore (zenocio dea lavandara), fin che mi stavo scrivendoghe el responso co le medissine moderne, la ga tirà fora da l&#8217;armadio un bussoloto co na malteca maròn: <em>«Questa, </em>&#8211; la ga dito &#8211;<em> la ze ancora na speciaità miracolosa del poro Bepi che Piacentini (</em>storico massaggiatore ai tempi di Rocco<em>) me ga regalà»</em>. La se ne gà messo do dei sora el zenocio, po la ga verto un casseto e la ga ciapà na fassa elastica zala e spania. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Impirandosea su pa a gamba: <em>«E questa la iera de Gino Capéo, e se lu co sta fassa indosso el ga scart</em>à<em> sinque omani e po&#8217; el ga fregà anca el portiere, mi desso dovaria corrare come un puliero!»</em>.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="718" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/BepiZotti_Antonietta-1024x718-CON-FIRMA.png" alt="" class="wp-image-4543" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/BepiZotti_Antonietta-1024x718-CON-FIRMA.png 1024w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/BepiZotti_Antonietta-1024x718-CON-FIRMA-300x210.png 300w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/BepiZotti_Antonietta-1024x718-CON-FIRMA-768x539.png 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Un ritaglio di giornale raffigurante Bepi Zotti con la moglie Antonietta</figcaption></figure></div>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">La me contava po&#8217; del&#8217;amicissia co <strong>Paron Rocco</strong>. «<em>Col vegniva a trovarme el me bateva na man sua spala e po&#8217; el me domandava: Antonieta cossa farào el Padova domenega? &#8211; E mi pronta: El vinse uno a zero, parché dopo che<br>Brighenti ga fato gol, i aversari i poe zogare anca na setimana che co Blason e Lello no i passarà mai gnanca de note»</em>. E lu de rimando: <em>«Antonieta co i to pronostici el Padova vinsaria el scudeto!»</em> e momenti el ghea faseva. E infine la me diseva: <em>«Dotore se gavesse un franco par ogni paro de calsetoni, de maiete, de mudande che go lavà, stirà e cusio i busi, saria milionaria»</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E milionaria la ze morta, ma milionaria de storie e de ricordi dei so zogadori che la ciamava solo par nome o par soranome: Cicio, Spassola, Lello, Gino…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desso la ze tornà dal so Bepi che co un colpo de spugna de aqua freda el ghe metarà a posto el zenocio come ai tempi lontani e felissi del vecio glorioso Padova.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(Questa lettera venne spedita e pubblicata nella rubrica &#8220;caro Presidente, posta&amp;risposta con Marino Puggina&#8221; all&#8217;interno della rivista &#8220;Il Padova&#8221;. Ringraziamo per le foto la famiglia Zotti e Nicola Cecchinato)</em></p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1025" height="740" src="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/Infortunio_PadovaJuve-CON-FIRMA.png" alt="" class="wp-image-4544" srcset="https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/Infortunio_PadovaJuve-CON-FIRMA.png 1025w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/Infortunio_PadovaJuve-CON-FIRMA-300x217.png 300w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/Infortunio_PadovaJuve-CON-FIRMA-768x554.png 768w, https://www.tifopadova.it/wp-content/uploads/2020/09/Infortunio_PadovaJuve-CON-FIRMA-345x250.png 345w" sizes="(max-width: 1025px) 100vw, 1025px" /><figcaption>Un&#8217;istantanea all&#8217;Appiani, con un calciatore biancoscudato trasportato a braccia fuori dal campo dopo un infortunio.</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>26 anni fa l&#8217;addio all&#8217;Appiani:  un documentario per celebrarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 10:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Appiani]]></category>
		<category><![CDATA[appiani patria nostra]]></category>
		<category><![CDATA[appiani terra sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio Padova]]></category>
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		<category><![CDATA[Padova]]></category>
		<category><![CDATA[stadio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ehi, buongiorno, sono lo stadio Appiani&#8230; Vi ricordate di me? Proprio oggi, 26 anni fa, chiudevo alle partite&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ehi, buongiorno, sono lo stadio Appiani&#8230; Vi ricordate di me? Proprio oggi, 26 anni fa, chiudevo alle partite ufficiali. Era un Padova – Palermo 0-0, chi di voi era presente? </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Anche se il tempo scorre vi osservo sempre, cari tifosi padovani, nel subbuglio dei vostri cuori scudati che ondeggiano tra un presente storpio (l&#8217;Euganeo attuale) e un futuro che, toccando ferro, potrebbe regalarvi, finalmente, una curva come Dio comanda… Vi osservo, vi guardo, quando passate di qua per un saluto o per assistere agli allenamenti della squadra: qualcuno lo riconosco, altri mi sono facce nuove, o forse non ricordo… Ho pur sempre più di novant&#8217;anni cheavacca! In ogni caso, fresco del lifting di 3-4 annetti fa (dalla vita in su), pur sembrandovi magari sornione, conservo la malizia e l&#8217;ambizione di tornare la fossa dei leoni. Ehi, guardatemi! Sto tornando un gioiellino! Sistemiamo anche l&#8217;altra tribuna e le curve e potrei tornare, POTREMMO TORNARE a ruggire!</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ad ogni modo, il buon Stefano (Stene) per l’occasione ha realizzato un documentario meraviglioso con le testimonianze di giornalisti, ex giocatori, tifosi, e anche i Biancoscoppiati hanno avuto l&#8217;onore di contribuire!<br>Prendetevi un’oretta libera, mettetevi comodi sul divano e… Sognate insieme a me!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;E sempre: Forza Padova! &#8220;<br></strong></p>



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<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="STADIO APPIANI PADOVA IL DOCUMENTARIO 26 ANNI DOPO LA CHIUSURA #CASASTENE #GIADABLOG76" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Z1HmP7mhZbs?start=2981&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Gelidi inverni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 13:56:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano Bardin]]></category>
		<category><![CDATA[Appiani]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio Padova]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>“Durante l’inverno, prima dell’incontro in casa che si teneva alle 14.30, ci si trovava usualmente al mattino per pranzare molto presto. Di solito – come ho sempre fatto durante la mia carriera – rendevo visita ad entrambe le porte per controllare le condizioni del terreno di gioco. Un giorno, parlando con Carlo il custode, gli feci notare che il terreno della porta sotto la curva degli ospiti era completamente ghiacciato. Vedendomi preoccupato, Carlo non esitò a propormi di seguirlo: ci recammo nel magazzino del comune, che si trovava all’interno dello stadio Appiani, da cui prelevò una fiamma ossidrica. Spendemmo qualche minuto a passare la fiamma lungo la linea di porta senza ottenere grandi risultati, ma con la grande soddisfazione di aver già cominciato la nostra partita.” </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Adriano Bardin</strong></p>
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