Padova, cinici e contenti

Esultanza sotto la curva dopo il gol di Gabriele Artistico

Photo Credit: LaPresse / Padovacalcio.it

Dieci giornate, quattordici punti e zero rimorsi

C’è chi guarda la classifica e chi guarda i numeri. Noi, che siamo gente seria, li guardiamo tutti e due. E dopo dieci giornate il quadro è questo: Padova decimo a 14 punti, con 4 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte, 10 gol fatti e 11 subiti. Metà classifica piena, con vista sui playoff e le spalle (abbastanza) lontane dalla zona calda.

Non è stata una passeggiata in Prato della Valle, sia chiaro. Il filotto nero Palermo-Carrarese-Entella aveva fatto traballare la panchina di mister Calabro più di un tavolino di Baessato con la gamba corta. Poi, come da tradizione biancoscudata, quando tutti avevano già preparato il necrologio e qualcuno stava già recitando il funerale: Avellino espugnato, Südtirol steso all’Euganeo e un punto pesante a Catanzaro. Sette punti in tre partite, tanti quanti nelle sette giornate precedenti. Mica pizza e fichi.

Gli xG? Pasiensa, ce ne faremo una ragione

Togliamoci subito il dente, che tanto i professoroni delle statistiche ce lo rinfaccerebbero comunque. Il Padova tira poco: a fine ottobre viaggiava a 2,9 tiri in porta a partita, il dato più basso del campionato, contro una media di categoria di 4,3. E anche alla voce xG, i famosi gol attesi, siamo nei bassifondi della graduatoria. Tradotto per chi non ha un dottorato in algoritmi: creiamo poche occasioni pulite.

Ma c’è un dettaglio che i grafici colorati non raccontano. Quando tiriamo, tiriamo bene: circa il 40% delle conclusioni biancoscudate finisce nello specchio. Poche, ma buone.

Cinici come un esattore delle tasse

Ecco il bello. Secondo il modello dei punti attesi di Opta, con quello che abbiamo prodotto in campo avremmo dovuto avere circa 7 punti. Ne abbiamo 14. Il doppio. Altro che sfortuna: qui c’è un talento raro, quello di far fruttare ogni briciola. Gli altri costruiscono la cattedrale, noi ci entriamo dalla porta di servizio e ci portiamo via le candele.

Tre istantanee per capirci:

  • Pisa-Padova 0-1: i nerazzurri tirano 22 volte contro le nostre 11, il possesso è loro al 58%. Il gol lo segna Fusi. Grazie, arrivederci.
  • Avellino-Padova 0-1: sette tiri in porta loro, uno nostro. Indovinate chi ha vinto? Zuelli al 20′ e poi tutti in trincea, con buona pace delle nostre coronarie.
  • Catanzaro-Padova 1-1: 0,45 xG prodotti contro gli 1,68 dei calabresi. Risultato? Varas risponde a Dorval e torniamo a casa con un punto che vale oro.

E in mezzo il 2-0 al Südtirol, con Artistico finalmente sbloccato. Si chiama concretezza, e in Serie B vale più di mille passaggi orizzontali.

San Sorrentino, ora pro nobis

Se davanti siamo cinici, dietro abbiamo un santo. Anzi, San Sorrentino, il salvagente coi baffi già celebrato a fine della scorsa stagione, che ha deciso di non smettere di fare miracoli.

I numeri sono da santino nel portafoglio:

  • porta inviolata in 4 partite su 10;
  • 3,59 gol evitati rispetto alla qualità dei tiri subiti (Fulignati della Cremonese, per dire, è a 0,69);
  • nessun gol incassato da fuori area: 19 conclusioni dalla distanza nello specchio, 19 respinte.

Secondo le statistiche avremmo dovuto subire 18,6 gol. Ne abbiamo presi 11. Quei sette e rotti di differenza hanno un nome, un cognome e un paio di guanti. Ad Avellino e a Catanzaro le sue parate valgono quattro punti tondi tondi, e scusate se è poco.

Perché essere ottimisti (e non solo per scaramanzia)

Adesso il ragionamento da bar, ma col sostegno dei numeri. Se con le occasioni col contagocce siamo già a metà classifica, cosa succede il giorno in cui la manovra comincia a girare? Il margine di crescita è tutto lì, davanti a noi, grande come la Curva Sud nuova. La squadra è più giovane, gli attaccanti stanno iniziando a sbloccarsi e Calabro ha ritrovato fiducia, società compresa.

E poi c’è una verità che nessun modello statistico ha mai saputo calcolare: in Serie B la classifica non chiede quanto hai giocato bene, chiede quanti punti hai fatto. Chi lo avrebbe mai detto? Saper soffrire, colpire al momento giusto e avere un portiere in stato di grazia non è fortuna. È mentalità. Ed è la base su cui si costruiscono le stagioni che ci si ricorda.

Sabato alle 15 all’Euganeo arriva l’Empoli: ultimo attacco del campionato, roba da prendere con le pinze ma senza paura. Si gioca, si soffre, magari si tira un pochino di più (dai, tosi, un tiro in più non ha mai fatto male a nessuno).

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