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	<title>Paolo Donà Archives - Tifo Padova</title>
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	<description>Il sito dei tifosi biancoscudati, per i tifosi biancoscudati.</description>
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	<title>Paolo Donà Archives - Tifo Padova</title>
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		<title>Cesarino Viganò, una storia entre nous. Anzi, &#8220;entreneuse&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 13:59:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Cesarino Viganò, il mito (si fa per dire). Episodio non fine a sé stesso, anzi emblematico di un&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>&#8220;Cesarino Viganò, il mito (si fa per dire). Episodio non fine a sé stesso, anzi emblematico di un periodo irripetibile (si spera). Trasferta del Padova a Pescara, sabato sera vigilia del match. Alessandro Altobelli mi invita a cena fuori, con il presidente e altri amici, a mangiare il pesce (crudo). A Termoli, insiste. Si, nel capoluogo abruzzese evidentemente i ristoranti a base di pesce scarseggiano. &#8220;Ci vuole solo un&#8217;ora&#8221;, &#8220;Spillo&#8221; tenta di convincerci. Un&#8217;ora andando però a 200 chilometri orari. Cena allora al ristorante dell&#8217;hotel. Il prode Cesarino, come spesso gli succede, accusa un po&#8217; di bruciori di stomaco. &#8220;Ti portiamo in farmacia&#8221;, gli dicono gli addetti ai lavori del suo giro. In pulmino, dove siamo anche noi introdotti, pochi metri, ed ecco la farmacia. O più esattamente, fanno entrare lo spaesato Viganò nella porticina accanto. E così il presidente del Padova, non sempre furbetto come quei mobili occhi da furetto potrebbero fare immaginare, si ritrova dentro un night.<br>Il padrone riconosce immediatamente il campione del mondo del 1982, che non disdegna la sua notorietà (&#8220;Il mio ideale di vita? Essere ricco e famoso&#8221;, dirà in altra circostanza, abbracciando due amiche casuali). In tre al tavolo, Viganò in preda ai bruciori istituzionali, Altobelli in raptus femminile, e il sottoscritto, divertito quanto fuori dal suo più semplice mondo sociale e<br>calcistico. Gol, arriva la squadra: una donna per il presidente, che subito manda via esclamando &#8220;ma che cazzo vuoi, chi ti vuole&#8221; (e così i bruciori aumentano a dismisura), e viene sostituita come se fosse in una partita da un&#8217;altra, a sua volta subito sostituita e mai più rimpiazzata.<br>Una giovane ungherese e una giamaicana per Altobelli (che sicuramente non si è messo a parlare con loro di Ferenc Puskas o di Bob Marley) e una diciottenne per il sottoscritto, allora più o meno cinquantenne. Questa invero splendida ragazza dotata di spettacolare minigonna si presenta dicendo &#8220;Alessandring&#8221; (nessuna parentela psicologica con Altobelli). Cogliendo una leggera connotazione palatale nella pronuncia della lettera &#8220;elle&#8221;, vado sul deciso: &#8220;lei è bulgara&#8221;. Per poco non mi sviene tra le braccia (talvolta serve avere studiato lingue). Ma intanto possiamo almeno cominciare una conversazione in una atmosfera kafkiana: Altobelli sprofondato nella sua celebrità, Viganò sprofondato nei suoi bruciori, e io sprofondato e basta. Spiego a Alessandrina che la situazione è assolutamente inspiegabile e nel contempo chiedo istruzioni: che cacchio devo fare per non apparire un mona integrale o insomma di un&#8217;altra sponda che storicamente non mi appartiene? E cosa le racconto? Che il presidente è in ritiro prepartita? O le chiedo se le interessa il 4-4-2 del Padova?Dal 1&#8242; al 15 di questa strana &#8220;partita&#8221; non succede praticamente nulla. Viganò sembra in preda alle diaboliche poltrone su cui Gianni Agus faceva sedere Fantozzi che scivolava via da tutte le parti. E quando cominciavo a divertirmi in quanto Alessandrina mi stava raccontando piacevoli episodi, ecco il cartellino rosso: arriva il conto dei 15 minuti, ovvero 900 secondi in compagnia.<br>Sono 775.000 mila lire. Nel dettaglio 25.000 per le consumazioni, e 750.000 per le tre &#8220;entreneuse&#8221;, 250.000 per tre, il prezzo di un quarto d&#8217;ora di ordinaria follia. Fino a quella sera, l&#8217;unica parola che conoscevo che cominciava per &#8220;entre&#8221; era &#8220;entrecot&#8221;. Ora potevo avere l&#8217;alternativa. Ha pagato Viganò,<br>naturalmente, perchè io ero stato ufficialmente invitato in farmacia. Commento significativo del buon Cesarino: &#8220;Ueh, anche questa volta ci hanno inculato&#8221;!. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Domandina finale gossip: e le altre volte dove è stato inculato?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">(di Paolo Donà da &#8220;Biancoscudo &#8211; Cent&#8217;anni di Calcio Padova&#8221;)</p>
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		<title>Ciao Paolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2022 21:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Padovani Illustri]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Donà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Allora, cominciamo con il tabellino. Facchin, cinque, punto e virgola. Carbone, sei, virgola. Cotroneo, eh beh qui bisogna&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Allora, cominciamo con il tabellino. Facchin, cinque, punto e virgola. Carbone, sei, virgola. Cotroneo, eh beh qui bisogna dare cinque, perchè un difensore centrale che si fa infilare così io non lo so&#8230;&#8221;</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica di inizio settembre, autostrada A4, di ritorno da una sciagurata trasferta a Novara di inizio campionato. Sulla berlina che corre a velocità moderata, al mio fianco Antonio Ammazzagatti – voce del Padova alla radio. Alla guida, <strong>Paolo Donà</strong>. Andatura tranquilla la sua, voce mai inclinata alla minima emozione. E battuta sempre pronta, in un mare di cultura da perdercisi dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ebbi la fortuna di conoscerlo all&#8217;alba degli anni &#8217;10 di questo millennio. Una fortuna incredibile, aggiungo, perchè Paolo Donà è stato, e sarà per sempre, &#8220;il&#8221; giornalista che del nostro club ha raccontato storie e vicissitudini. Con acume calcistico dal valore inestimabile, la pignoleria di chi non ha il timore di porre domande talvolta scomode ma mai maliziose, la malcelata passione per una città che gli diede i natali, per la sua cultura, per il club calcistico da sempre amato in maniera viscerale. Mica facile dover essere arbitri dei lunedì sui giornali e fare il tifo per un club in particolare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho in mente una serie di ricordi sparsi, di Paolo e del tesoro che – in maniera del tutto involontaria – ha lasciato anche sulla mia via. Racconti e aneddoti, più di qualunque altra cosa. Andando in ordine sparso, una telefonata di un socio di minoranza del club di Viale Rocco, da ridere di gusto. <em>&#8220;Pensa, mi squilla il telefono a tarda sera, rispondo e mi sento dare dell&#8217;ebete, ma non una, almeno dieci volte. Nemmeno il tempo di articolare una risposta, e mi arriva un&#8217;invito per una serata tra amici e amiche. Beh, pensavo avessero sbagliato numero, cosa ne so io, salvo poi ricordarmi di aver scritto un paio di cose evidentemente ingombranti a proposito della stanza dei bottoni biancoscudati&#8230;&#8221;.</em> Poi i nomi di presidenti, allenatori, calciatori passati per la città del Santo e in qualche maniera protagonisti di siparietti e scene da strappare sempre il sorriso. Come l&#8217;arrivo della squadra a Birmingham per una partita dell&#8217;Anglo-Italiano nel 1993, contro il West Brom. Capo-delegazione il Presidente Puggina, a fare gli onori di casa improvvisandosi conoscitore della lingua inglese tra strafalcioni e sguardi divertiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, le pagine più belle, quelle di un libro scritto con gli amici Massimo Candotti e Carlo Della Mea. E con il contributo – pieno di passione e voglia di raccontare il Padova che fu – di un manipolo di tifosi giornalisti che (compreso il sottoscritto) crearono <strong>&#8216;Biancoscudo &#8211; Cent&#8217;anni di Calcio Padova&#8217;</strong>. Quante serate, quanti ricordi, e quante risate. Soprattutto sulle differenze tra <em>entrecôte</em> ed <em>entre&#8230;neuse</em>, quando gli toccò – a malincuore – dipingere il ritratto di Cesarino Viganò. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordava spesso come il Calcio Padova fosse una squadra mai banale. Una di quelle che ti fanno perdere i sentimenti, e mettono a dura prova coronarie e quant&#8217;altro. Lo faceva, credo, per consolare il proprio orgoglio biancoscudato spesso vituperato da personaggi da racconti tra il comico e l&#8217;horror. E per consolare chi, come me, ancora non capiva che alla fine della giornata calcistica, con niente tra le mani o qualche punticino, la ruota ricomincia a girare comunque. E c&#8217;è già un nuovo pezzo da preparare, una nuova intervista con domande pungenti da mettere a punto, una nuova missione per raccontare le gesta del club tra le pagine del suo quotidiano più antico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei giorni degli opinionisti improvvisati, nell&#8217;era del <em>clickbait</em>, la perdita di Paolo Donà è la perdita di un&#8217;altra figura irripetibile. Quella di uomo integerrimo, appassionato della vita e delle sue bellezze, e di un narratore dallo stile unico, che ha a lungo retto – con altri maestri, sia chiaro – il timone della nave del giornalismo padovano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccoci di nuovo a bordo di quella berlina in prima corsia lungo la A4, allora. Tabellino e pagelle dettate in tempo reale, e un ultimo pensiero a voce alta: <em>&#8220;Si sta proprio da cento questa sera, trovatemi voi un altro giornalista che può tornare in redazione e trovare i pezzi già pronti direttamente nella casella mail!&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Paolo, sono onorato di averti conosciuto. E Forza Padova, come amavi ripetere.</strong></p>



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