Amarcord

Ciao Paolo

“Allora, cominciamo con il tabellino. Facchin, cinque, punto e virgola. Carbone, sei, virgola. Cotroneo, eh beh qui bisogna dare cinque, perchè un difensore centrale che si fa infilare così io non lo so…”.

Domenica di inizio settembre, autostrada A4, di ritorno da una sciagurata trasferta a Novara di inizio campionato. Sulla berlina che corre a velocità moderata, al mio fianco Antonio Ammazzagatti – voce del Padova alla radio. Alla guida, Paolo Donà. Andatura tranquilla la sua, voce mai inclinata alla minima emozione. E battuta sempre pronta, in un mare di cultura da perdercisi dentro.

Ebbi la fortuna di conoscerlo all’alba degli anni ’10 di questo millennio. Una fortuna incredibile, aggiungo, perchè Paolo Donà è stato, e sarà per sempre, “il” giornalista che del nostro club ha raccontato storie e vicissitudini. Con acume calcistico dal valore inestimabile, la pignoleria di chi non ha il timore di porre domande talvolta scomode ma mai maliziose, la malcelata passione per una città che gli diede i natali, per la sua cultura, per il club calcistico da sempre amato in maniera viscerale. Mica facile dover essere arbitri dei lunedì sui giornali e fare il tifo per un club in particolare.

Ho in mente una serie di ricordi sparsi, di Paolo e del tesoro che – in maniera del tutto involontaria – ha lasciato anche sulla mia via. Racconti e aneddoti, più di qualunque altra cosa. Andando in ordine sparso, una telefonata di un socio di minoranza del club di Viale Rocco, da ridere di gusto. “Pensa, mi squilla il telefono a tarda sera, rispondo e mi sento dare dell’ebete, ma non una, almeno dieci volte. Nemmeno il tempo di articolare una risposta, e mi arriva un’invito per una serata tra amici e amiche. Beh, pensavo avessero sbagliato numero, cosa ne so io, salvo poi ricordarmi di aver scritto un paio di cose evidentemente ingombranti a proposito della stanza dei bottoni biancoscudati…”. Poi i nomi di presidenti, allenatori, calciatori passati per la città del Santo e in qualche maniera protagonisti di siparietti e scene da strappare sempre il sorriso. Come l’arrivo della squadra a Birmingham per una partita dell’Anglo-Italiano nel 1993, contro il West Brom. Capo-delegazione il Presidente Puggina, a fare gli onori di casa improvvisandosi conoscitore della lingua inglese tra strafalcioni e sguardi divertiti.

Infine, le pagine più belle, quelle di un libro scritto con gli amici Massimo Candotti e Carlo Della Mea. E con il contributo – pieno di passione e voglia di raccontare il Padova che fu – di un manipolo di tifosi giornalisti che (compreso il sottoscritto) crearono ‘Biancoscudo – Cent’anni di Calcio Padova’. Quante serate, quanti ricordi, e quante risate. Soprattutto sulle differenze tra entrecôte ed entre…neuse, quando gli toccò – a malincuore – dipingere il ritratto di Cesarino Viganò.

Ricordava spesso come il Calcio Padova fosse una squadra mai banale. Una di quelle che ti fanno perdere i sentimenti, e mettono a dura prova coronarie e quant’altro. Lo faceva, credo, per consolare il proprio orgoglio biancoscudato spesso vituperato da personaggi da racconti tra il comico e l’horror. E per consolare chi, come me, ancora non capiva che alla fine della giornata calcistica, con niente tra le mani o qualche punticino, la ruota ricomincia a girare comunque. E c’è già un nuovo pezzo da preparare, una nuova intervista con domande pungenti da mettere a punto, una nuova missione per raccontare le gesta del club tra le pagine del suo quotidiano più antico.

Nei giorni degli opinionisti improvvisati, nell’era del clickbait, la perdita di Paolo Donà è la perdita di un’altra figura irripetibile. Quella di uomo integerrimo, appassionato della vita e delle sue bellezze, e di un narratore dallo stile unico, che ha a lungo retto – con altri maestri, sia chiaro – il timone della nave del giornalismo padovano.

Eccoci di nuovo a bordo di quella berlina in prima corsia lungo la A4, allora. Tabellino e pagelle dettate in tempo reale, e un ultimo pensiero a voce alta: “Si sta proprio da cento questa sera, trovatemi voi un altro giornalista che può tornare in redazione e trovare i pezzi già pronti direttamente nella casella mail!”

Ciao Paolo, sono onorato di averti conosciuto. E Forza Padova, come amavi ripetere.

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