Gildo Fattori

Gildo Fattori, biancoscudato vero

“Sai chi è quel giornalista che… Gli han rubato l’Alfa 33? Gildo, Gildo Fattori, Gildo Fattori!”

Risuona ancora con timbro forte ed il ritmo incalzante dei tamburi, uno dei cori che la Curva Nord dell’Appiani dedicò ormai tre decadi or sono, alla voce del Calcio Padova. Gildo Fattori ci lasciò ormai quasi 20 anni fa, all’alba di una insignificante domenica calcistica per il biancoscudo, resa ancor più amara dal vuoto lasciato non solo in cabina radio, ma – a tutti gli effetti – nel cuore di ogni tifoso di questa squadra. Indelebili rimangono nella nostra mente i “Rete, rete, rete!” che hanno accompagnato la storia biancoscudata dagli anni ’80 fino ai primi ‘2000. Emozioni, cadute, delusioni, gioie come non vi fosse un domani. Le abbiamo davvero passate tutte, attraverso la voce rassicurante, mai sopra le righe, mai banale, di un tifoso che definire semplicemente tifoso è qualcosa di riduttivo.

Gildo Fattori è stato, e continua ad essere la strada da seguire, il modello da imitare. Nella vittoria, come nella sconfitta, con la compostezza e la signorilità che lo hanno reso idolo tra i giovani, e icona per un’idea di tifo accecato d’amore.

Abbiamo ripreso dagli archivi qualche intervista realizzata per il vecchio Biancoscudati.net ormai oltre una decina d’anni fa. Ecco allora, i ricordi di Nanu Galderisi, dei Presidenti Giordani e Mazzocco, del giornalista Giovanni Viafora, successore di Gildo alle radiocronache del Padova.

“Gildo Fattori è stato una persona straordinaria, di indescrivibile bellezza e serenità; – lo ricorda Giuseppe Galderisi porto nel cuore i momenti vissuti al suo fianco per la genuina complicità che ci legava. Complicità, e semplicità soprattutto; perché l’esser umile e per l’appunto, semplice, è sempre stata la peculiarità di Gildo, dalla quale ho sempre cercato di trarre insegnamento. Soltanto con la semplicità si può raggiungere la vetta, nella vita. Soltanto vivendo da persone semplici si può diventare grandi. Gildo Fattori è stato grande e lo sarà sempre, custodito con affetto e riconoscenza nei miei e nei nostri ricordi.”

” Avevamo una cosa in comune che ci legava, specialmente negli anni in cui sono stato presidente della società. – ci raccontò Alberto Mazzocco, patron del Padova nella rinascita dalle ceneri dell’era Viganò – Ogni volta che il Padova vinceva, Gildo veniva sempre da me, al termine dell’incontro, e mi diceva: ‘Beh stasera se magna!’. Infatti, a seguito delle sconfitte, nessuno dei due aveva voglia di cenare, per cui era sempre un piacere vederlo arrivare con il sorriso sotto i baffi e la voglia di festeggiare dopo ogni vittoria”.

Tra i tanti aneddoti, ce n’è uno in particolare a cui è legato Sergio Giordani, Presidente biancoscudato nel biennio della Serie A. Ce lo confidò in un’intervista rilasciata nella primavera del 2007, a tre anni dalla scomparsa.

“Andammo a Salerno, per la prima giornata di Serie B. Era il 1992, mi pare, e la Salernitana inaugurava il nuovo stadio. C’era tantissima gente; le macchine erano parcheggiate sui marciapiedi. Ce n’erano ovunque. Quando siamo usciti, eravamo io e Gildo assieme, non sapevamo come muoverci. Abbiamo impiegato del tempo per uscire da quell’immenso ingorgo, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e abbiamo raggiunto l’aeroporto. Quando ripenso alla persona che ci ha lasciati mi torna alla mente questo episodio; è stata una cosa particolare, ma segno dell’amicizia che mi legava a Gildo Fattori. Segno della passione che lo legava alla maglia biancoscudata”.

Infine, le parole di Giovanni Viafora, colui che il microfono e le cuffie le ereditò da Gildo, raccogliendo un onere pesante, raccontare il Padova alla radio.

“Gildo ci lasciò di sorpresa. Un po’ come quando, nel moto di una partita, la sua voce di colpo s’alzava per raccontarci una rete. “Reteee! Il pallone filtra ed è il pareggio…” La sentite ancora vero? Sapevo che Gildo stava male, lo sapevamo tutti. Appena ricoverato al Centro Cardiochirurgico Gallucci di Padova lo andai a trovare. Quando si entra in questo reparto, attraverso dei lunghi corridoi bianchi e giallognoli, ogni passo che si fa, è un passo che ti allontana dal resto del mondo, dal casino che c’è fuori, da tutto. E c’è silenzio. Qui era finito Gildo. Camera numero 6, me lo ricordo ancora. Sono stato cinque volte da lui e ogni volta che arrivavo, prima di varcare la soglia della sua stanzetta, mi sentivo un’emozione forte e il cuore battere in gola. “Coppola, avanza Coppola, Coppola… Reteee!!”. La prima volta che ho fatto per entrare Gildo dormiva, girato su un fianco…però appena si svegliò mi sorrise e come sempre accadeva quel sorriso faceva sparire ogni timore, ogni distanza. Questa era la forza di Gildo: capitava così anche la domenica allo stadio, quando dopo la partita lui arrivava in sala stampa, con il suo sguardo buono e quello stesso sorriso. Gildo sorrideva anche su una brandina stretta, attaccato ai fili e alle macchine. Nessuno di noi ci credeva, tutti lo aspettavamo di nuovo all’Euganeo, nella sua cabina rossa, a volte così piena di fumo. Mi ero anche immaginato il giorno del suo ritorno e la festa che gli avremmo fatto… in una delle visite glielo raccontai pure: lui mi guardò, sorrise, non disse nulla. Quanto ci manchi, caro Gildo…

Eh si, quanto ci manchi, Gildo Fattori. ❤️

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