Amarcord

La maglia, una seconda pelle – Dalle origini agli anni ’50

La maglia del Calcio Padova dalle origini agli anni ’50. Storia di un mito e di una tradizione consolidatasi nel tempo. Come una seconda pelle.

C’era una volta il Padova. E con il club fondato nel 1910 in Piazzetta della Garzeria, c’era una volta la maglia biancoscudata. Poche cose rimangono per sempre, almeno nel mondo del calcio. La maglia, oggetto sospeso tra sacro e profano, è tra queste. Quella biancoscudata, poi, racchiude la leggenda di oltre un secolo di storia. Ricorda epiche sfide sui campi di tutta Italia, battaglie vinte, sonore sconfitte. In uno sguardo, rappresenta Padova, in tutta la sua bellezza.

Nell’anno della sua fondazione, la maglia dell’A.C. Padova 1910, viene creata con toni di bianco e rosso, i colori ufficiali della città di Sant’Antonio. La maglia degli esordi con il pallone in cuoio tra i piedi è una divisa con i colori cittadini alternati tra il petto e le maniche. Una soluzione di impatto per gli occhi dei primi curiosi tifosi, mai più ripresa in seguito e rimasta confinata a poche immagini d’epoca.

Il Calcio Padova schierato il 20 Febbraio 1910, in occasione della prima sfida che vide i biancoscudati opposti al Verona al Campo Belzoni. Al centro, con il numero 8, il fondatore del club, Giorgio Treves de’ Bonfili. Ph: Wikipedia

Già dall’anno successivo alle prime sgambate sul terreno del Campo Sportivo Belzoni, infatti, il Padova vestirà una maglia bianca e nera, con fasce orizzontali sul petto. Una divisa molto simile a quella adottata negli anni seguenti dal Petrarca, la seconda squadra cittadina impegnata anche nel pionieristico football.

Serve attendere fino agli anni ’20 per vedere il primo scudo comparire sul petto. Un dettaglio fondamentale a impreziosire una maglia che di lì a poco verrà ribattezzata come l’iconica “biancoscudata”, autentico simbolo per il nostro club.

Il Calcio Padova nella stagione 1921/22. La maglia è bianca, con lo scudo cucito sulla parte sinistra del petto, colletto e risvolti rossi sulle maniche. Ph: Wikipedia

Negli anni a venire, saranno poche le variazioni sul tema principale. Unica eccezione, il ritorno del nero, all’alba degli anni ’30, per volere del dilagante regime fascista. Il bianco ed il rosso, comunque, torneranno presto dominanti, in un saliscendi tra la neonata Serie A a girone unico, la B e la C negli anni bui che trascineranno l’Italia al secondo conflitto mondiale.

Una meravigliosa istantanea del Padova nella stagione 1932/33. In campo, secondo in piedi da sinistra anche il “Dottor Sottile” Annibale Frossi. Ph: Wikipedia

Gli anni ’40 vedono il Padova stabilmente in Serie B nonostante i continui stop forzati dalla guerra e la riorganizzazione sistematica dei campionati per aree territoriali. Il Padova veste principalmente la sua divisa “classica”, bianca con lo scudo dominante. Non mancheranno alcune chicche, come la maglia rossa con maniche bianche molto simile a quella indossata dal club britannico dell’Arsenal. Con la caratteristica dei laccetti al collo per garantire una maggiore protezione nei mesi più freddi. Verrà riproposta, in chiave moderna, nel biennio 2012-2014.

Il biancoscudato Vitali (a sinistra) al gol in Padova-Fiorentina 3-4 della stagione 1949/50 all’Appiani. Il Padova indossa la maglia rossa con maniche, colletto e pantaloncini bianchi. I calzini sono a striscie orizzontali bianche e rosse. Ph: magazine “Il Padova”, anno 6, numero 2, 1995.

La divisa in questione chiude idealmente le prime quattro decadi di storia del nostro club, proiettando il Padova verso la sua era d’oro, quella dei Panzer e di Nereo Rocco. Un’era di successi, sogni, imprese epiche e qualche… furto arbitrale.

Nella prossima puntata de “La maglia, una seconda pelle”, spazio alla biancoscudata dei Panzer di Rocco, artefici del terzo posto in Serie A nella stagione 1957/58.

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