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“Il club allontana il tecnico delle giovanili Ottoni: non è nei programmi”

Il titolo è preso da quello del Gazzettino del 5 giugno perché riassume tutto in poche parole.
Più di vent’anni a Padova, con 6 stagioni da giocatore e capitano, partendo dal 1988, protagonista della promozione in serie A (memorabili a Cremona, i suoi festeggiamenti con la gamba ingessata sulle spalle di Rino Baron!) poi come allenatore in seconda, delle giovanili e anche della prima squadra.


Tra tanti successi, qualche delusione, qualche disavventura come la partita a Ferrara senza maglie (😁https://www.tifopadova.it/cuore-scudato/amarcord/spal-in-trasferta-con-maglie-fai-da-te/), tanti giocatori scoperti e lanciati nel firmamento del calcio che conta.
Un esempio di attaccamento alla maglia, dedizione, con discrezione ed eleganza impareggiabili e tipici dei leader.


Si scriveva di lui, nel 1992: “un ragazzo gentile, Ottoni, sempre molto disponibile a parlare con quella intelligenza che ne ha fatto un leader carismatico all’interno dello spogliatoio. E pensare che quando arrivò a Padova, un lustro fa, si sarebbe dovuto fermare per pochi mesi. È lui stesso che ricorda: «Effettivamente non pensavo di rimanere tanto tempo a Padova. Ero convinto che fosse una tappa momentanea, nel mio girovagare di squadra in squadra. E invece, come spesso capita nella vita, le cose si sono ribaltate e così Padova è diventata la mia città. Fino ad allora non mi era mai capitato di fermarmi in una squadra per più di quattro anni».
Il tuo rapporto con la città sembra ottimo, tanto che appare pleonastico usare il termine «inserimento».
«Sì, non ho avuto nessun problema. La gente è stata gentilissima con me e con la mia famiglia. Fin dai primi tempi mi hanno adottato, mi hanno fatto sentire uno di loro. Per questo spero di poter rimanere il più a lungo possibile in questa città meravigliosa. Davanti a me penso di avere ancora due o tre stagioni a un certo livello col Padova, ma vorrei continuare, un domani, come allenatore delle giovanili, visto che tra l’altro ho preso il patentino come tecnico». Un amore indissolubile, dunque… “
E invece no. Specie per questa proprietà, dove di indissolubile c’è gran poco, se non la poca trasparenza e chiarezza e un radicamento alla città tanto spinto a parole quanto (spessissimo) disatteso nei fatti. Per l’ennesima volta.

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