Editoriali

Calma, noi siamo il Padova!

Lo ammetto: sono stati giorni un po’ pesanti, quelli che hanno fatto seguito al tremendo 0-5 patito all’Euganeo sotto i riflettori Lunedì sera. Certo, perchè prendere una scoppola del genere tra le mura amiche fa male a prescindere. Un passivo di tale portata contro la diretta concorrente per il primato in classica, mai così (virtualmente) vicina e alla portata, assume proporzioni ancor più disastrose. Manteniamo la calma, però, perchè di Padova-Mantova – a caldo – se ne sono dette e scritte di ogni.

Una certezza, tanto per cominciare

Se mai ce ne fosse il bisogno, la sfida dell’Euganeo ha confermato una volta in più come questo campionato abbia una protagonista indiscussa. Ed è proprio la compagine virgiliana retrocessa sul campo nello scorso torneo e ripescata (o riammessa, non cambia nulla) in estate per prendere parte al torneo di Serie C. Una squadra allenata fino ad oggi alla perfezione da un tecnico, Davide Possanzini, che ha costruito qualcosa che mai prima d’ora – e chi scrive, di Serie C ne ha vista che la metà basterebbe – si era visto in questa categoria. Squadra metodica, splendidamente messa in campo, irritante nella fase di costruzione e padrona del campo grazie alla… lentezza della propria manovra. Una di quelle ‘bestie’ che ti aspettano, fanno il torello anche nella propria area di porta, si insinuano tra i nervi (già tesi dall’oggettiva pesantezza della posta in palio) e poi mordono col sorriso e la leggerezza di chi vola sulle ali dell’entusiasmo. Tanto di cappello: questo Mantova merita a pieno titolo di volare come sta facendo perchè ha vinto più di tutte le altre, senza quasi mai mostrare il fianco.

Dove finiscono i meriti della capolista?

Vista all’Euganeo, la squadra virgiliana ha domato il Padova facendo cadere i nostri (Mister Torrente in primis) nella trappola del volere tutto, e subito. I biancoscudati hanno attaccato, hanno provato ad azzannare. Tempo una decina di minuti, però, e in campo di squadra ne è rimasta soltanto una, grazie alle geometrie di un regista che per la C è vero top player, e l’invenzione di Mensah centravanti (lui che ha sempre e soltanto giocato sugli esterni) per liberare dalle ansie i compagni di reparto. Approccio sbagliato, allora? Certo. Lo ha ammesso anche il nostro allenatore, che in maniera signorile ha anche snobbato le potenziali recriminazioni arbitrali del caso (fallo di Redolfi alla battuta della punizione dalla quale è scaturito il vantaggio ospite nel primo tempo).

Che fare, allora?

Questo Padova, il Padova edizione 2023/24, ha raccolto la bellezza di 43 punti in 19 partite, senza mai perdere prima della sfida alla capolista. Questo Padova è una squadra costruita sul gruppo e non sulle individualità. Con qualche difetto, certo, ma con tantissimi pregi. Questo Padova, va ricordato, è in corsa per la vittoria del campionato nonostante a inizio stagione partisse in seconda fila rispetto alle corazzate Vicenza e Triestina (in ordine di pronostico). E, dulcis in fundo, questo Padova è approdato alle semifinali di Coppa Italia di Serie C, con la doppia sfida alla Lucchese alle porte.

Serve aggiungere altro? Si, perchè evidentemente lo scoramento dell’immediato post partita lascia adito a polemiche e disfattismo che vanno oltre i demeriti di una squadra oggettivamente piegata in due da una compagine più in palla. Lo dico e lo scrivo a chiare lettere: questo Padova non è una squadra di fenomeni. Non lo era prima di Lunedì e non lo sarà d’ora in avanti. Ma non è nemmeno una squadra di mezze cartucce. È un gruppo unito, forte, animato da un’etica del lavoro che a queste latitudini non si vedeva da un pezzo. Ed è bene tenerlo a mente, se mai qualcuno dovesse aver perso il lume.

Crederci, sempre.

Noi siamo il Padova, e una volta resettato – alla svelta – il sistema, è doveroso ricominciare il percorso da dove lo avevamo lasciato. Con fiducia, autostima, e voglia di vincere. Io ci credo, anche a otto punti dalla capolista Mantova vista all’Euganeo. Con 18 partite di campionato da affrontare una per volta e l’obiettivo della Coppa Italia da perseguire con fame di successi, il calcio e la storia hanno insegnato come certe ‘arrampicate’ possano alla fine premiare chi più persevera e chi più ci crede.

Il dovere del tifoso è quello di non distruggere quanto di buono (tanto, tantissimo) fatto finora. Quello dei ragazzi in campo e del loro condottiero è di reagire con rabbia agonistica – senza foga, con intelligenza – per riprendere il discorso senza ossessioni. E se non ci crediamo noi, chi dovrebbe farlo?

Io ci credo. Forsa tosi, demoghe dentro!

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