Indementicabili

Cesáreo Victorino

Tornano gli “indementicabili” con nuovo capitolo dedicato a un centrocampista dai piedi buoni. Cesáreo Victorino, classe 1979, fu protagonista di una delle pagine di cronaca calcistica dell’estate del 2005. Almeno per quanto riguarda il nostro biancoscudo. Riavvolgiamo il nastro, allora. Mettetevi comodi.

Dopo una stagione fallimentare con Ulivieri in panchina, sua eccellenza Cestaro decise di ripartire con la conferma di Renato Favero, DS nativo di Camposampiero. Uno dal CV solido, con highlights nel Treviso dei miracoli anni ’90. E, fattore non da poco, una padovanità che lasciava ben sperare gran parte della tifoseria. Poveri illusi, sospiriamo oggi, perchè nonostante le indubbie capacità manageriali e di scouting, Favero al Padova ebbe poca fortuna. Anzi, lo ricordiamo per i diversi mesi trascorsi in Sud America a caccia di talenti, conducendo il mercato per lo più con l’orecchio al telefono. E portando in Italia fior di talenti… per altri club.

Dopo l’annuncio di un “Signor Nessuno” in panchina (Maurizio Pellegrino dal Lanciano), ecco dunque i rinforzi per un centrocampo di qualità. Il primo è Thomas Fig, danese vecchia conoscenza del Padova, in arrivo dal Bassano neopromosso dalla Serie D alla C2.

L’altro è uno di quei nomi esotici in arrivo nientepopòdimeno che dal Pachuca, formazione della massima serie in Messico. Cesáreo Victorino sale a Enego, sede del ritiro del Padova, con tanto di troupe delle TV nazionali di casa al seguito. Scene già viste: occhi puntati sull’oggetto misterioso di un Padova che senza colpi altisonanti – in panchina cosí come in campo – puntava deciso a un ritorno in B che non può più aspettare.

Il direttore Favero chiosava compiaciuto di fronte ai giornalisti. Victorino giocava e incantava contro una selezione di amatori dell’Altopiano e via a parlare già di nuovo astro nascente nei cieli biancoscudati.

“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, però, perchè l’esperienza di Cesáreo Victorino dal Pachuca durerà lo spazio di di qualche settimana. Nessuno, infatti, aveva fatto i conti con il passaporto non comunitario dell’atleta.

Da un articolo firmato da Martina Moscato per Il Mattino, leggiamo infatti: “Il Padova dice addio a Cesareo Victorino. Il centrocampista-regista messicano, arrivato a Padova un mese e mezzo fa dall’America con il sogno di portare in alto i colori biancoscudati e farsi cosi notare dai club della massima serie italiana, dovrà rinunciare all’allettante avventura nel nostro paese. Il motivo di questa improvvisa e inaspettata decisione della società di via Sorio è molto semplice: per poter essere tesserato come giocatore comunitario, Victorino necessita del passaporto spagnolo.” Passaporto ottenibile, certo, dopo il matrimonio con la fidanzata di Valencia. Ma non prima di sei/sette mesi. Con buona pace di tutti.

Eccolo qui, allora, un altro nome da aggiungere alla già ricca lista degli “indementicabili”. Victorino, giunto all’ombra del Santo come colpo da 90, venne fatto uscire dalla porta sul retro con un bel pugno di mosche in mano. Ok, siamo d’accordo, sarebbe da prendere a bacchettate prima chi ce lo ha rifilato, ma tant’è, è andata così “e non ci possiamo fare niente”.

Peccato che, in quella calda estate del 2005, il caso-Victorino non fu l’unico a far arrossire per la vergogna più di qualcuno dalle parti dell’Euganeo. Del portiere del Venezia Martin Lejsal – ve lo ricordate? – parleremo, forse, un’altra volta.

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