Indementicabili

Silvio Gabriel Rudman

Talento inespresso? Genio incompreso? Meteora? Bidone?

È difficile raccapezzarsi, anche a 24 anni di distanza, sul chi fosse e che cosa ci facesse a Padova, l’argentino Silvio Gabriel Rudman. Il nostro viaggio attraverso la storia dei calciatori più improbabili, transitati all’ombra del Santo, riprende proprio con questo caso di specie. Vuoi per il mistero che ancora avvolge la vicenda legata al suo nome, vuoi perché il caso-Rudman fu forse il primo dei terribili effetti collaterali del “calcio moderno” nella città di Sant’Antonio. Inizio di un incessante via-vai di atleti dai nomi più o meno esotici, presentati come nuovi fenomeni, pronti a sparire (più o meno) nel nulla in un battibaleno.

Riavvolgiamo il nastro, allora, e torniamo con la memoria all’Agosto 1996.

Fantastista argentino, classe 1969, Silvio Rudman arriva all’ombra del Santo per la cifra di 2 miliardi e 400 milioni di vecchie lire. A fronte di un ingaggio stagionale attorno ai 300 milioni. Mica caramelle, per uno con un recente passato speso a giocare tra Messico e Giappone con apparizioni in Argentina tra Boca e Independiente, e visionato dai tecnici biancoscudati soltanto in VHS.

Le cronache dell’epoca ci ricordano anche che nella lista della spesa stilata da Beppe Materazzi (allora allenatore del Padova) di Rudman non vi fosse traccia. In quel caldo Agosto post-discesa in B, piuttosto, a tener banco è la possibilità di vedere approdare in biancoscudato un altro numero 10, il rhodense Fausto Pizzi, in forza al Napoli. Il suo arrivo sfumerà all’ultimo, complice l’inserimento del Perugia, allora neopromossa in A.

Via libera per Silvio Rudman, allora, che sale su un aereo a Buenos Aires e arriva a Padova tra la curiosità generale della tifoseria, amareggiata e delusa, affamata di nuove vittorie. E un po’ ignorante, ammettiamolo, ammaliata dalla stampa locale nel ruolo di strillona che oltre agli altri fenomeni giunti in città (“Un Walter Zenga, c’è solo un Walter Zenga…”) versava inutili fiumi d’inchiostro proprio per presentare il numero 10 argentino.

Che ne fu del Rudman calciatore? Nove minuti (nove!) in campo, per una leggera sgambata contro il Palermo all’Euganeo a risultato acquisito, e poi il nulla. La spiegazione? Semplice: trattavasi di un giocatore non all’altezza, per la Serie B, per il campionato italiano. Un uomo gettato nella confusa situazione di una società di lì a poco destinata a crollare in verticale.

Il Padova del triumvirato Viganò-Fioretti-Corrubolo finì anche sotto inchiesta, per questa operazione avvolta nel fumo. Nonostante le indagini per fare luce su movimenti di denaro poco limpidi (ma va?), tutto si risolse con una bella archiviazione. Come racconta Il Mattino di Padova (Febbraio 2005), il tutto si concluse a tarallucci e vino, nonostante l’evidenza: “[…] i soldi del suo acquisto, transitati attraverso la Cassa di Risparmio e la Banca Svizzera del Sempione (nel conto di Hugo De Benedetti, procuratore di Rudman) risultavano finiti alla Kendall di Montevideo in Uruguay, società fantasma di cui la procura non è riuscita a trovar traccia.”

Aggiungiamo noi: 300 milioni in tasca per nove minuti in campo fanno 33 milioni e spiccioli al minuto. E Cristiano Ronaldo? Muto.

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