“Tu sei di Padova, qui non puoi entrare!”
“Buongiorno Presidente, grazie dell’ospitalità. Ma noi a Padova la accoglieremo da signore.”
Fine anni ’80 (forse), post-partita di un piccante Pisa-Padova. Da una parte Romeo Anconetani – il presidentissimo, padrone di casa – dall’altra il nostro Gildo Fattori. Verrebbe da dire “el xe amore”, visto il quadretto che riassume alla perfezione l’aria sottile e la stima viscerale che da sempre scorre tra le due piazze.
Dunque, Pisa terra di conquista per il Biancoscudo? Ma figuriamoci. Nella nostra storia ci siamo riusciti ben due volte. La prima nel 1942, e la seconda cinquant’anni dopo, nel 1992, con un gol di Damiano Longhi. Di quella domenica si potrebbe scrivere un romanzo: Padova affondato in zona retrocessione, mister Mazzia esonerato da una settimana e un “Signor Nessuno” in panchina di nome Mauro Sandreani. I soliti pianeti che si allineano per puro sbaglio, regalandoci due punti scaccia-crisi e l’inizio del miracolo verso la Serie A.
Per il resto, il bilancio all’ombra della Torre è un’allegra collezione di dispiaceri, sgarbi e ricordi d’epoca:
Le cene sullo stomaco, ad esempio, come quel famoso anticipo su Tele+, il 29 Gennaio 1994, con l’arbitro Cinciripini inventatosi un doppio giallo a Cavezzi in dieci minuti netti.
I miracoli della tecnologia vintage: il “non-gol” fantasma regalato ai toscani nel 2003 per pareggiare la rete di Ginestra, condito il giorno dopo da foto clamorosamente taroccate sui primordiali siti web.
Il galateo tra tifoserie: tra sgarbi continui e l’intramontabile folklore delle biciclette volanti.

Fino all’ultimo incrocio, utile solo a farci sentire tutti più vecchi: vent’anni fa esatti, un malinconico 1-0 a sfavore, firmato Eddy Baggio (so fradeo de Roby, si) su rigore, ad abbattere la flebile resistenza dell’ultimo Padova di Pellegrino.
Torniamo all’Arena Garibaldi (ops, Anconetani), dunque. Da fieri rivali di uno “squadrone” che punta alla A, dopo l’ultimo anno trascorso a collezionare illusioni. Forsa tosi, demoghe dentro!