LA CURVA: Nessuno ormai ci credeva più e invece eccola qui… Tutta piena di tifosi e di bandiere, infiocchettata a festa, coccolosa, che fa venire la pelle d’oca di un istrice solo a vederla. Bella, bellissima, quasi surreale. Noi arriviamo prestissimo allo stadio per goderci lo spettacolo e, vederla dalla est che pian pianino si riempie, è qualcosa di veramente commovente. L’aria ha quel qualcosa di frizzante, o saranno le bollicine della birra.
Dalla Sud intanto ci arrivano le prime indiscrezioni di gente che sembra aver visto il Paradiso: panorama incredibile, seggiolini comodi, bar funzionanti, cessi in acciaio inox super splendente che manco le pentole della Mondiale Casa brillano così, carta igienica abbondante e pisciate vista campo da un oblò che sembra di stare in crociera. Peccato per gli affitti alle stelle dei monolocali all’ultimo piano, ma da lì la vista ha un che di poetico. E poi si può sbattere la tovaglia senza disturbare il vicinato.
Per quanto riguarda la tenuta poi… Beh, è ottimale, e regge anche ai terremoti di magnitudo 7. Lo conferma il Geom. Bortolussi che al minuto 84 la collauda facendola letteralmente esplodere. Proprio adesso che era finita…
IL SOCIAL MEDIA MANAGER DEL PADOVA: da dietro la porta riesce, con uno scatto alla Lasagna, ad inseguire Bortolussi festante dopo il gol ed editare un video nel quale non risulta alcuna bestemmia o parolaccia (anzi, se lo ascoltate al contrario si sente anche il rosario!). Miracoli della santa tecnologia.
L’EUGANEO: con i soldi risparmiati dei lavori per la curva (eh?!? Ah…) pare si sia sistemato anche l’impianto audio della est con nuove casse, con una portata da 20.000 megasuoni, roba da far venire il sangue alle orecchie. Il che non sarebbe nemmeno male finchè passano le canzoni dance anni 90 (ci vorrebbe qualche luce strobo compresa nel servizio), un po’ meno quando parte il terrificante momento raggaeton, che viene quasi voglia di farsi i tappi alle orecchie con i caucciù trovati sotto i seggiolini. Conseguenza: apparecchi Amplifon esplosi, mal di testa e confusioni mentali che si protraggono fino al parcheggio, quando una serie incalcolabile di persone vengono viste vagare alla cazzum alla ricerca del loro autoveicolo, lasciato non si sa dove. Pare che molti di loro siano ancora là, ma almeno sono già comodi per domenica prossima.
IL VAR: chiamato al minuto 92 per aggiungere pepe ad una giornata che stava diventando quasi troppo tranquilla (sia mai che… ), fa calare una nube di pathos misto terrore sopra l’Euganeo e, fortunatamente, i “sudori freddi” che ci sono venuti, non sono stati risaltati da una giornata di sole africano (grazie meteo!). Grazie a Dio il nostro nuovo amico Pairetto al Var (probabilmente il senior, con problemi alla cataratta) decide per un nulla di fatto, lasciando tirare un sospiro di sollievo ai tifosi padovani… Le “fiatelle” si sono sentite tutte.
SORRENTINO: che Popov di parata al decimo minuto!! In settimana gli limano i piedi con la fresa elettrica e la pialla da falegname: i rinvii sono decisamente migliorati. In più rivedere il suo fidato compagno Pippo Sgarbi lì davanti gli infonde così tanta tranquillità che nei momenti morti intrattiene pure discorsi con i tifosi alle sue spalle. Sviene con la giusta platealità nel finale.
SGARBI: gli danno aspirina, metredina, simpamina, franceschina, cocaina (magari quella no…) e peperoncino di Caienna per rimetterlo in sesto, e lui finalmente ritorna a comandare la retroguardia, col grembiulino, il mattarello e lo Swiffer, difatti tutto sembra più ordinato. Ogni tanto, quando “la bomba” fa particolare effetto, prova anche qualche sortita in avanti, o forse era Breda che non ricordava più quale fosse il suo ruolo. Spara una sifonata a 45 yard che viene scambiata dalla Nasa per un pallone sonda e fatta ammarare nell’oceano (il laghetto euganeo).
PASTINA: un partitone impeccabile. Scende in campo con la mannaia e il coltello a serramanico nei calzettoni e non ne lascia passare una: preciso come un avvoltoio e con una cattiveria degna di un film di Van Damme, in occasione del gol di Bortolo con i suoi tiri a casaccio è “carambola-man” per ben due volte, esibendo, con un urlo alla Sal Da Vinci, una mascellata a 58 denti. Nel finale viene placcato dall’impavido San Crisetig mentre cerca la rissa per portarsi a casa la tibia omaggio di Elia da mettere sopra il caminetto.
PERROTTA: prende gli arnesi da scasso avanzati da Pastina ed entra in campo carico come un pitone della Birmania. Mena come uno sbattitore elettrico per la polenta (l’ho comprato: funziona ed è spettacolare!) e prova la rissa anche durante l’esultanza per il gol di Bortolo, tirando qualche cartone a caso anche ai compagni di squadra.
(FAEDO): entra nella ripresa, non ha nomi strani da marcare che gli fanno esplodere il cervello e fa il suo con intelligenza e arroganza.
CAPELLI: si presenta con un nuovo se stesso in testa, più in stile militaretto e infatti le sue incursioni in terra nemica ad effetto fionda sono spesso minacciose, anche se il mirino sarebbe un po’ da calibrare. Ha il merito di incitare con rabbia e cattiveria anche la tribuna est, risvegliando dal torpore un paio di occasionali che dopo 40′ stavano ancora vagando fra i seggiolini alla ricerca del loro posto biglietto alla mano.
FAVALE: parte titolare a gran sorpresa – anche sua -. Con le sue cosciotte alla brasiliana spinge nella fascia con insistenza e rancore, ma è nel secondo tempo che avrebbe l’occasione super-super-super clamorosa per siglare di testa il gol del vantaggio: peccato non si aspettasse un cross così preciso da un tale Ghiglione (possiamo capirlo).
FUSI: era da un bel po’ che non lo si vedeva così rabbioso: il suo sguardo taglia l’acciaio, tanto che Banzato un pensierino di usarlo in catena di montaggio a fine campionato ce lo sta facendo. Recupera più palloni lui di un Cocker spaniel inglese da riporto per la caccia alla volpe.
VARAS: la solita partita di sostanza e arroganza, più incisivo in difesa che in fase propositiva, ma l’affiatamento con Di Mariano è comunque apprezzabile. In occasione del gol di Bortolussi viene letteralmente sollevato da qualcuno della panchina che cerca di atterrarlo con una mossa da wrestling, o forse lo stava salvando dal soffocamento con la mossa di Heimlich.
CRISETIG: alla faccia di chi lo voleva squalificato, dietro le sbarre e con la palla di piombo incatenata al piede, parte titolare dal primo minuto e in campo si muove con l’eleganza di Federer (quando lo svizzero gioca a calcio), distribuendo palloni millimetrici con la saggezza di un croupier al casinò di Montecarlo (con l’acqua Bertier nella borraccia). Talmente calmo e pacato che riesce ad affrontare anche il Pastina più rabbioso uscendone vivo (siamo in pochi, per favore, sta ‘tento).
DI MARIANO: ci mette così tanta grinta a rabbia che sembra appartenere alla vecchia guardia (magari avercelo avuto anche prima!). A suo agio con Varas, con cui si scambia tatuaggi, trasferelli e qualche coltello a serramanico, sviene platealmente in più di un’occasione guadagnandosi falli a volontà e tempo prezioso.
BORTO-GOL-USSI: il nostro eroe.

Giusto oggi -cioè ieri-, un anno fa, ci regalava quel sussulto incredibile a Trieste, facendo esplodere il muro biancoscudato di gioia. Oggi la storia si ripete, stessi attori, ma stadio diverso.
Schierato titolare dal primo minuto per scelta tecnica (sennò andavamo a prenderci Breda a casa), prende una rata di botte che esce dal campo più nero delle braccia di Di Mariano. Al gol abbandona la sua flemma da bravo ragazzo casa&chiesa e gli parte la brocca, cominciando a correre spaesato ovunque (non riconosceva più lo stadio) e finendo con uno spogliarello a luci rosse che esalta il suo reggiseno (porcellino!). Conferenza stampa di rara intelligenza, da libro cuore, decimo centro al primo anno di B e statua già pronta in Prato della Valle. Ma quanto è forte Bortolone nostro ?!? (Ok, la ruffianata è finita)
(GHIGLIONE): lo svegliano dal sonnellino pomeridiano con una tromba da segnalazione nautica, entra con le palle girate e la partita svolta. Piazza perfino due cross col goniometro che fanno urlare al miracolo. Che sia ea volta bona?
(CAPRARI): finalmente, cazzo. Propositivo e voglioso come non s’era mai visto prima, sente la primavera che avanza e si trasforma in un vero giocatore di calcio, o forse sarà stata l’allergia al polline.
BREDA: si presenta con l’andatura da cero pasquale, tanto che deve essere accompagnato da un chierichetto verso la panchina. Parte pacato, il suo sguardo è quello preoccupato del cuoco addetto alle griglie alla sagra della costicina a Torreglia, ma verso metà primo tempo viene morso da un andreolettus latrodectus reclusus rimasto a nidificare in panchina: gli parte l’embolo e comincia ad agitarsi su e giù, tanto che l’arbitro è costretto ad estrarre il cartellino giallo, perché aveva lasciato bruciacchiare la polenta. In conferenza stampa voto 10 e lode per la risposta diplomatica sullo striscione su Andreoletti, ma rischia il ricovero a sirene spianate al Parco dei Tigli azzardando un “con questa curva l’Euganeo diventa tra gli stadi più belli d’Italia”. No ghemo schei par un altro allenatore, va pian anca ti.
E INTANTO NE MANCANO SOLO 4. (P.s. Dovete smetterla di mettermi ansia per le pagelle)