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Passeggiata biancoscudata – Dopo tre, quattro, sinque giri de spriss coi tosi

Freddo e buio: dicembre è pungente ma giubbotto e la mia inseparabile sciarpa biancoscudata riscaldano a dovere (anca ea damigiana de spriss tracannà fa a so parte, disi a verità). Natale alle porte, la città è bellissima, queste luci colorate proiettate sugli edifici – simbolo mi ipnotizzano e si fondono con i tanti aneddoti sul Calcio Padova che, stasera, con i miei amici di stadio, compagni di gioie e sofferenze, sono riaffiorati (ogni tanto anca qualche rutto… ).Ho la mente offuscata in un vortice di ricordi che si intrecciano col presente, in piazza dei Signori mi fermo, metto a fuoco, mi par di vedere, sulla torre dell’Orologio, Cuicchi che vola in rovesciata e la manda sotto l’incrocio nello spareggio di Cremona col Cesena ( un màseno de 90 kii, dopo 30 anni me domando ‘ncora come ch’el gabbia fatto) e avverto, d’incanto, nitido, il caldo torrido, e le urla, e il sudore, e quell’euforia dopo un avvio che aveva tutti i crismi dell’ennesima beffa: la buona partenza, la doccia fredda sull’asse Teodorani-Hubner, il quasi 0-2. E poi la rimonta, gli abbracci infiniti e quell’immensa gioia di una sera, una notte, un’estate intera… Madonna, sono già passati 27 anni.

I piedi ingranano, i passi si sommano, sul Palazzo della Ragione, in uno stato che definirei “dignitosamente brillo”, mi scorrono innanzi i rigori di Firenze nello spareggio col Genoa (quanta acqua, ma quanta, a un serto punto me só trovà in scarsea do scardoe de l’Arno). Una maratona incredibile, le mille parate di Spagnulo, gli occhi spiritati di Bonaiuti dopo il regalo di Galante e, alla fine, una gioia indescrivibile, mi par ancora di sentire Gildo urlare “la giustizia trionfa!! Il Genoa torna a casa con le pive nel sacco” (ah Gildo, Gildo, cossa dirissito uncó de ‘sto Padova? Quanto che te manchi!) Nel mio girovagare stralunato mi ritrovo al Bó e, su Palazzo Moroni, il Municipio, le immagini di un Appiani straripante mi cullano, mi inteneriscono e, sì, lo ammetto, mi mettono il magone (te ghe a baea triste stasera). Una curva Nord colma, sciarpe, bandiere, fumogeni, rotoli di carta igienica, papà con i figli, morosi e morose, amici, i suoni, le voci, il profumo delle sigarette e delle caramelle, una bolgia pazzesca e mai più replicabile (forse, dico forse, con la curva nuova all’Euganeo…), un “forza Padova” enorme trasposto in un’arena di cemento, ferro, balaustre, tubi innocenti, erba verde, case ammassate… In una fossa, in uno stadio. LO STADIO. A forza di camminare eccomi alla Cappella degli Scrovegni e cosa vedono i miei occhi? Longhi, il capitano, che dopo aver ricevuto l’assist di Galderisi in diagonale segna il 4-3 sul Barletta e fa, letteralmente, crollare l’Appiani, con l’irreprensibile, pragmatico mister Colautti e il suo baffo rosso (come iereo el proverbio? Rosso de peo…) che salta come un pazzo in mezzo al campo abbracciando tutti… I tempi della gioia prima della beffa di Lucca. Che, a dirla tutta, rappresenta un po’ il riassunto definitivo del tifoso padovano: soddisfazioni (poche) alternate a sconfitte, batoste, delusioni, incazzature, fegati grossi come palloni, robe così insomma.

Cammino, cammino, mi sento un motorino a pieni giri (te credo, co tutta a benxina che te ghe in corpo!), il mio corpo viaggia in piano ma la mia mente vola alto e mi ritrovo, in questa entusiasmante cavalcata, di fronte al magnifico spettacolo della Specola che si staglia maestosa sul cielo stellato, e ci vedo i ragazzi della curva cantare, uniti in un coro da brividi, un incessante “Padova, Padova, Padova, Padova! ” che fa increspare l’acqua del Tronco Maestro (no, varda ben che no sia e nutrie). É una sera strana, una sera di sogni e visioni, di lampi e bagliori, ecco il Santo, culla millenaria di fede, crocevia ecumenico di popoli, il vero e proprio cuore di Padova (“Tony, non ci sono paragoni” dixeva cussì a famosa pubblicità, vero?!). Mi ci fermo innanzi e, proprio dritto davanti a me, c’è la tribuna Fattori, cuore pulsante del tifo, e l’inno che accompagna la nostra squadra all’ingresso in campo, la nostra canzone, che racchiude tutto il nostro essere, quel che siamo stati, siamo e saremo…

“Ma quando torno a Padova
Me sento a casa mia
No go mainconia
E tutto me va ben
Camino sotto i porteghi
De qua e de a me incanto
E cupoe del Santo
Fa ciaro a sta sità
Ritrovo tutti i popoi
Davanti a sta basiica
Chi che ga visto Padova
No poe scordarla più”

Ho camminato così tanto ma forse non mi sono mai mosso. Questo succede quando mi sento a casa, a casa mia. Nato a Padova, Amo Padova… Tifo Padova.

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