Hai riunito una piazza ormai sfaldata grazie alla tua empatia, preparazione e umanità.
Ci hai conquistato con la tua grinta, mai fermo in panchina come se in campo volessi andare tu.
Ci hai portato nell’Olimpo della serie B con una cavalcata trionfale proprio contro i rivali di sempre dell’oltre Bacchiglione.
Hai portato una 500 (col motore di un tosaerba) a competere alla pari per la prima parte di campionato contro vere e proprie corazzate.
Ci hai deliziato con le tue conferenze stampa fatte di congiuntivi azzeccati e frasi grammaticalmente corrette, dannatamente troppo corrette per le nostre latitudini.
Purtroppo a Padova è un attimo passare dall’essere un eroe all’essere un coglione ma tutti – TUTTI – sappiamo che hai pagato anche per colpe non tue.
Del resto, la conferenza stampa post Venezia sapeva già di funerale anticipato… Con celebrante uno che di colpe ne ha più di te.
“Sono arrivato qui che non sapevo un cazzo, non ero un cazzo e non sono ancora un cazzo. Sono arrivato tra mille difficoltà e me ne vado che siamo tutti uniti”. Ha esordito così Matteo Andreoletti, nel discorso da brividi che ha fatto davanti agli Ultras al cancello carraio dello stadio Euganeo, subito dopo essere stato esonerato. “Mi sono innamorato dell’amore che avete per questa squadra – ha detto Andreoletti – Me ne vado a testa alta perché penso di aver fatto errori ma di avere provato con tutte le mie forze, io e il mio staff, prima a vincere il campionato l’anno scorso e poi a ottenere la salvezza. Me ne vado che oggi la squadra è salva e questo per me, per noi, è motivo d’orgoglio. So che continuerete a sostenete la squadra. Fatelo sempre perché se iniziate anche voi, cosa che non avete mai fatto in un anno e mezzo, a rompere i coglioni a questi ragazzi e al nuovo staff rischiamo di compromettere tutto quello che abbiamo costruito in un anno e mezzo. Io non ci sarò più e non mi prederò più i vostri applausi. I ragazzi lasciano in campo tutto quello che hanno: si meritano il vostro sostegno”.

Ripartendo da qui. Senza scordare colpe, ipocrisie, viscidità, aridità, pochezza, umana e sportiva. Poi un giorno qualcuno si renderà conto di cosa c’era e cosa si è perso. Per sempre biancoscudato, per sempre uno di noi.
I conti si faranno ma, prima, c’è una stagione – fondamentale – da salvare.